L’economia cresce e batte le attese, dribblando le incertezze geopolitiche e commerciali. Nell’ultimo trimestre dello scorso anno, il Pil dell’Eurozona ha fatto registrare un +0,3%, «mentre nel corso del 2025 è aumentato dell’1,5%, superando le previsioni formulate a inizio anno».
In audizione a Bruxelles davanti alla commissione parlamentare Affari economici e monetari dell’Eurocamera, la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde ha ricordato agli eurodeputati che, nonostante tutto, ci sono buone ragioni per scommettere nella tenuta della zona euro. A trainare la crescita nello scorso trimestre è stata «principalmente la domanda interna, con un ruolo chiave svolto dall’attività dei servizi, in particolare nel settore dell’informazione e della comunicazione». Più debole la manifattura, «che nel complesso ha tuttavia continuato a mostrare resilienza all’impatto dell’aumento dei dazi e dell’imprevedibilità».
L’Ue ha, tuttavia, le carte in regola per alzare la testa, ma per farlo dovrà abbattere quelle «barriere che ci siamo auto-imposti», finendo per essere «i peggiori nemici di noi stessi»: eliminando questi ostacoli regolatori, ha detto citando uno studio della Bce, «i prezzi dei beni nell’Ue si ridurrebbero di oltre il 60% e quelli dei servizi di una percentuale di poco meno del 100%». Ciò «aumenterebbe i flussi commerciali e apporterebbe benefici che vanno oltre la compensazione dei danni dei dazi imposti dagli Usa».
I RUMORS
Nel dialogo con gli europarlamentari, Lagarde ha passato in rassegna i (quasi) sette anni alla guida dell’Eurotower di Francoforte e affrontato le immancabili domande dopo le (ripetute) voci di dimissioni anticipate dal ruolo di vertice prima della scadenza naturale nel 2027, così da consentire al presidente francese Emmanuel Macron di dire la sua nella scelta del successore. Oppure per approdare al timone del World Economic Forum di Davos, indiscrezione rimbalzata oltretutto proprio nel giorno dell’uscita di scena dell’attuale capo, Børge Brende, travolto dagli Epstein Files. «Sto facendo il mio lavoro», ha insistito Lagarde, lasciando cadere nel vuoto le domande sul punto.
I RISULTATI E LE SFIDE
L’inflazione — che nell’ottobre 2022 aveva superato la doppia cifra, al 10,6%, infiammata dai prezzi record del gas — è stata domata, e a gennaio si trovava all’1,7%, vicino al target del 2% perseguito dalla Bce. «L’inflazione è sotto controllo», ha sentenziato la francese: «I nostri sforzi sono stati efficaci, si stabilizzerà sull’obiettivo del 2% nel medio termine». Pur non nascondendo i rischi al ribasso per la crescita e al rialzo per i prezzi al consumo e alla produzione, accentuati dalle tensioni geopolitiche e commerciali, e un ulteriore fattore «psicologico»: «Anche se l’inflazione è diminuita, molti cittadini percepiscono ancora i prezzi in aumento», e questo divario «ha implicazioni per le decisioni economiche e per la fiducia nelle istituzioni», ha avvertito.
Insomma, c’è ancora del lavoro da fare. A cominciare dalla stessa Bce, impegnata con l’euro digitale, «uno degli elementi della mia missione che considero decisivo» e la cui fase pilota, il prossimo anno, coincide proprio con la fine del suo mandato a Francoforte.
© RIPRODUZIONE RISERVATA



Leave feedback about this