29.10.2026
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Politics

Piano Mattei, già mobilitati 1,4 miliardi. Dossier sull’hub energetico


ADDIS ABEBA — Recita il detto etiope: «Chi mangia le uova, non sa quanto sono costate alla gallina». Saggezza antica, per sottolineare come anche dietro alle cose in apparenza più banali c’è un lungo e faticoso lavoro che spesso non si vede.

Lo sanno bene i diplomatici italiani che negli ultimi due anni hanno accompagnato passo dopo passo la messa a terra del Piano Mattei, tra l’iniziale scetticismo da vincere e una miriade di ostacoli burocratici da arginare. Infrastrutture, approvvigionamento idrico, energia, a cui ancora 800 milioni di persone nel continente africano non hanno accesso.

Già mobilitati 1,4 miliardi. Dossier sull’hub energetico

E poi sanità, istruzione, digitale. Un crocevia strategico nel nuovo ordine geopolitico mondiale, l’Africa. Come dimostra l’interesse per il continente di due superpotenze come Cina e Russia. Nel quale Roma e l’Europa, è convinzione del governo italiano, non possono non essere presenti. Non in un’ottica “paternalistica” o di sfruttamento come in epoche passate, ma per una nuova collaborazione «da pari a pari».

Eccola, la rivoluzione dell’approccio che per Palazzo Chigi ha reso possibile trasformare un progetto ambizioso in una «scommessa vinta». Come dimostrano le porte spalancate agli investimenti italiani ed europei nel continente che anche ieri si sono incontrate ad Addis Abeba.

IL PUNTO
Molto è stato fatto, molto resta da fare. Perché i progetti in cantiere sono più di un centinaio, molti dei quali già finanziati. Solo nel 2025, l’intero Piano ha visto impegnate risorse per oltre 1,4 miliardi di euro, finanziati in parte tramite il Fondo italiano per il clima (dal quale sono arrivati 800 milioni), e poi da Cdp, Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo e Banca africana di sviluppo. E se dai 9 Paesi partner africani iniziali si è passati ai 14 attuali (altri, scommettono a Palazzo Chigi, si aggregheranno nel corso del 2026) sta aumentando pure il coinvolgimento di Paesi terzi extra Ue, dagli Emirati alla Corea agli Usa. Con gli Stati Uniti principali finanziatori di una delle infrastrutture più complesse, il cosiddetto “corridoio di Lobito” tra Angola, Zambia e Repubblica del Congo, per facilitare il transito e il commercio di minerali e terre rare di cui il continente africano è ricco.

Gli obiettivi

L’obiettivo è dichiarato: mettere in moto le potenzialità e lo sviluppo dei Paesi africani. In prospettiva, fornendo altre strade per il futuro dei giovani africani che non siano quella – spesso obbligata – dell’emigrazione. Ora, a due anni dal via al Piano, l’obiettivo è rilanciare. Replicare ciò che ha funzionato, migliorare gli errori. In Algeria, per esempio, è partito un progetto per l’agricoltura rigenerativa su terreni semi-aridi. Che ha permesso al Paese, di dedicare 36mila ettari di terreno quasi desertico al grano, cereale di cui Algeri diventerà per la prima volta nella storia esportatore. Non stupisce allora che in campo a fianco del governo ci siano molti dei grandi player pubblici-privati del Paese. Come Acea, che a Brazzaville, in Congo, sta ultimando una nuova infrastruttura idrica per la distribuzione dell’acqua potabile. 

In campo anche i big di energia, cantieristica, infrastrutture, difesa: Eni, Enel, Fincantieri, Leonardo, Bonifiche ferraresi, e poi Snam e molti altri, i cui vertici partecipano al tavolo Italia-Africa insieme a Meloni. Quello energetico del resto è uno dei focus principali dell’intero piano, come dimostrano le molte iniziative in corso d’opera in particolare nel campo delle rinnovabili e dei biocarburanti. Tra quelle di punta figura l’impianto fotovoltaico Abydos II in Egitto da 1 GW con sistema di accumulo, che contribuirà ad allargare la platea di africani che potranno finalmente disporre di corrente elettrica.

E poi il collegamento elettrico sottomarino Elmed tra Italia e Tunisia e il finanziamento da 150 milioni di euro al Kenya per sostenere le «strategie climatiche» del Paese. In Etiopia, culla del caffè ma anche sede di molte “bitcoin farm” attratte dall’energia a basso costo, il focus riguarda da una parte il sostegno al sistema sanitario, dall’altra lo sviluppo turistico, con progetti come la bonifica del lago Boye. Fino ai molti memorandum che sono stati siglati in questi mesi su istruzione tecnica e ricerca, per formare la nuova classe media locale, firmati con Tunisia, Egitto, Marocco, Kenya. Un piano win-win, insomma: sviluppare le potenzialità dell’Africa perché a beneficiarne possa essere, un domani, anche l’Europa. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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