28.10.2026
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Economy

Piano di sviluppo di Fiumicino. C’è l’ok bipartisan


Il futuro dell’aeroporto di Fiumicino passa dal confronto con il territorio. Con i cittadini, le istituzioni, le realtà locali che vivono intorno allo scalo della Capitale e quelle che ne accompagnano ogni giorno l’attività. Prima delle nuove infrastrutture, dunque, il dialogo, la condivisione, sulle opportunità di sviluppo, sul consumo di suolo, sul rumore, sui collegamenti e sulle ricadute per il litorale romano, la Regione, l’economia nazionale. È da qui che prende le mosse il piano di sviluppo sostenibile del Leonardo da Vinci, al centro del dibattito pubblico avviato il 23 settembre e destinato a concludersi entro l’anno.

Il progetto di Aeroporti di Roma, società del gruppo Mundys, guarda al 2046, quando la domanda potrebbe raggiungere i 95-100 milioni di passeggeri annui. Prevede nove miliardi di euro di investimenti, senza finanziamenti pubblici. Quattro miliardi per mantenere gli standard delle infrastrutture esistenti, cinque per le nuove opere. Tra queste, una pista e un terminal da 35 milioni di passeggeri l’anno. Un piano che ha raccolto un via libera bipartisan.

La convergenza

A fare la sintesi pensa Antonio Misiani (Pd), vicepresidente della Commissione Bilancio del Senato: «Sulla quarta pista dell’aeroporto Leonardo da Vinci il sindaco di Fiumicino, di centrodestra, è favorevole; il sindaco di Roma, di centrosinistra, è favorevole; la Regione Lazio è favorevole e lo è anche il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini».

«Credo — aggiunge — che questo allineamento astrale di istituzioni di centrodestra e centrosinistra su un grande progetto rappresenti un punto importante». Certo, ricorda, l’intervento, come prevede Adr, deve essere sostenibile, condiviso con le comunità locali, accompagnato da un potenziamento dei collegamenti con la città, possa fare i passi avanti che sono stati sollecitati. Sulla stessa linea anche Antonio Conte, leader dei 5 Stelle: «Abbiamo a Roma un aeroporto bellissimo, ma oggi Istanbul ci sta facendo una concorrenza spietata, con un’infrastruttura aeroportuale realizzata in pochissimo tempo. E la concorrenza arriverà anche dal Portogallo, con Lisbona». «Abbiamo davanti a noi — conclude — il Mediterraneo e l’Africa, che può rappresentare un mercato in crescita. Dobbiamo pensare a infrastrutture così importanti per il nostro futuro in una dimensione internazionale». Insomma serve visione strategica per preservare e sviluppare un asset del Paese. La stessa visione strategica che tutti auspicano abbia Palazzo Chigi per accelerare l’iter. Non farlo — aggiunge Fabrizio Ghera, assessore alla Mobilità della Regione Lazio — sarebbe un errore grave. «Il Lazio, grazie a Fiumicino — osserva — è diventato centrale a livello europeo. Potrebbe diventarlo ancora di più verso il Nord Africa e altre rotte internazionali. Siamo in una fase di rilancio. La Regione Lazio è a disposizione per portare avanti questi progetti di sviluppo. Le convergenze sono evidenti».

Del resto a spiegare la dimensione della sfida sono i numeri del traffico. Nel 2025 Fiumicino ha raggiunto 51,3 milioni di passeggeri, il 18% in più rispetto al 2019. Il piano assume una crescita media annua di circa il 3,2%, fino a una domanda prossima ai cento milioni nel 2046. Una prospettiva richiamata anche dal Piano nazionale degli aeroporti 2026-2035, che indica il potenziamento delle infrastrutture di volo e dei terminal del Leonardo da Vinci. Per Roma, la partita consiste nell’intercettare collegamenti, compagnie e flussi che possono scegliere anche altre destinazioni. Il rischio indicato a sostegno del piano è che la capacità infrastrutturale diventi un collo di bottiglia. Nelle ore di punta cominciano a emergere segnali di saturazione degli slot.

La visione

Il nuovo assetto, messo a punto da Adr ed ENAC, prevede 267 ettari di consumo di suolo, contro i 1.300 della precedente pianificazione. L’impostazione dichiarata è concentrare maggiormente lo sviluppo all’interno del sedime aeroportuale. L’ampliamento serve alla nuova pista 4, parallela all’attuale pista 3 e distante 820 metri.

Il sistema punta così a tre piste operative autonome e a una capacità di 115-120 movimenti l’ora, rispetto ai 90 attuali, mentre la pista uno (quella più vicina ai centri abitati) resterà dedicata solo agli atterraggi, nelle situazioni di necessità. L’obiettivo è trasferire verso est il baricentro delle operazioni, allontanandolo dalle aree più abitate, a partire da Isola Sacra e Cancelli Rossi.

Il nuovo assetto consentirebbe una riduzione fino all’80% del rumore cui è esposta la popolazione. L’altra grande opera è il terminal Est, progettato per accogliere 35 milioni di passeggeri annui. Il piano comprende il potenziamento della viabilità autostradale e locale e un sistema di trasporto collettivo più efficiente. Sono previsti 300 milioni per opere compensative a favore di Fiumicino e del litorale romano e per i collegamenti con la Capitale. A questi interventi si affianca un parco di interesse archeologico di circa 85 ettari.


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