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Perché alcune persone gestiscono meglio lo stress? La risposta (per la scienza) è nel nostro intestino


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Genetica, personalità ed esperienze passate influenzano il modo in cui reagiamo alle situazioni difficili, e gli scienziati da tempo affermano che a determinare il modo in cui affrontiamo lo stress contribuiscano diversi fattori, dalla genetica alla personalità, fino alle esperienze vissute in passato.

Ora, però, una nuova ricerca suggerisce che potrebbe esserci anche un altro elemento: il microbioma intestinale, ovvero l’insieme dei microrganismi che vivono nel nostro apparato digerente.

Lo studio ha rilevato che le persone con una maggiore diversità di microrganismi intestinali tendono a mostrare una risposta più intensa allo stress acuto. Un risultato che, secondo i ricercatori, non deve essere necessariamente interpretato in senso negativo: potrebbe infatti indicare una maggiore capacità dell’organismo di mobilitarsi rapidamente davanti a una situazione di difficoltà.

Cosa succede al corpo quando siamo sotto stress

Lo stress è una risposta naturale dell’organismo di fronte a una sfida, una richiesta o una potenziale minaccia, difatti quando percepiamo un pericolo, entra in gioco l’amigdala, una regione del cervello coinvolta nell’elaborazione delle emozioni. Il segnale viene trasmesso all’ipotalamo, che coordina una serie di reazioni necessarie ad attivare la risposta allo stress.

Il corpo si prepara così ad affrontare la situazione e il cuore può iniziare a battere più velocemente, la respirazione può diventare più rapida, i muscoli si tendono e possono comparire anche disturbi gastrointestinali. È il cosiddetto meccanismo di “lotta o fuga”, una risposta evolutiva che permette all’organismo di concentrare rapidamente le proprie risorse davanti a una minaccia.

Il ruolo del microbioma intestinale

Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Neurobiology of Stress, esisterebbe un’associazione tra la diversità del microbioma intestinale e il modo in cui l’organismo reagisce allo stress acuto.

Nello studio, condotto su adulti sani, una maggiore varietà di microrganismi intestinali è stata associata a livelli più elevati di cortisolo, uno dei principali ormoni coinvolti nella risposta allo stress, e a una percezione soggettiva più intensa dello stress.

E il risultato potrebbe sembrare sorprendente: se una persona produce più cortisolo e percepisce maggiormente lo stress, verrebbe spontaneo pensare che stia affrontando peggio la situazione, ma non è necessariamente così. Intestino e cervello, infatti, comunicano costantemente attraverso quello che gli scienziati chiamano asse intestino-cervello e i microrganismi intestinali producono sostanze che possono influenzare diversi processi dell’organismo, compresi quelli coinvolti nella risposta allo stress.

Il rapporto, inoltre, potrebbe funzionare in entrambe le direzioni: il microbioma può influenzare la risposta allo stress, ma lo stress può a sua volta modificare la composizione dei microrganismi intestinali, la barriera intestinale, i processi infiammatori e la produzione di alcuni metaboliti.

Una risposta più forte non significa necessariamente stare peggio

Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda proprio l’intensità della risposta allo stress, perchè lo stress acuto, cioè quello che si manifesta per un periodo limitato davanti a una situazione specifica, può avere una funzione positiva. Aumentare rapidamente la frequenza cardiaca, mobilitare energia e mantenere alta l’attenzione può aiutare l’organismo ad affrontare una minaccia.

I ricercatori utilizzano un esempio molto semplice: una zebra che scappa da un leone, la forte risposta allo stress che si attiva durante la fuga è fondamentale per sopravvivere. Il problema non è quindi che la risposta sia intensa, ma che rimanga attiva anche quando il pericolo è ormai passato.

In quest’ottica, una risposta più marcata allo stress potrebbe indicare che l’organismo è in grado di mobilitare rapidamente le proprie risorse quando necessario. Secondo gli autori dello studio, la maggiore diversità del microbioma osservata nei partecipanti potrebbe quindi essere associata a una risposta allo stress più flessibile e adeguatamente regolata, piuttosto che semplicemente più debole.

Quando lo stress diventa un problema

La situazione cambia quando lo stress diventa cronico: a differenza dello stress acuto, quello cronico comporta un’attivazione prolungata o ripetuta dei sistemi che regolano la risposta allo stress. Non è quindi la breve fuga della zebra dal leone a rappresentare il problema, ma il fatto che il suo organismo continui a comportarsi come se il predatore fosse ancora lì anche dopo che il pericolo è scomparso.

Nella vita quotidiana, lo stress cronico può essere legato a preoccupazioni costanti, problemi sul lavoro, difficoltà economiche, tensioni sociali, incertezza o all’esposizione ripetuta a situazioni difficili senza un adeguato periodo di recupero. Nel lungo periodo, questa condizione può interferire con i sistemi che regolano gli ormoni dello stress e avere ripercussioni sul cervello, sul sistema immunitario e sul microbioma intestinale.

La resilienza resta un fenomeno complesso

La ricerca non dimostra che avere un microbioma più diversificato renda automaticamente una persona più resistente allo stress, difatti lo studio mostra infatti un’associazione, ma non stabilisce un rapporto diretto di causa-effetto. Anche perchè la resilienza dipende da numerosi fattori e il microbioma rappresenta soltanto uno dei possibili elementi coinvolti.

Così un microbioma più diversificato potrebbe essere anche più resistente alle alterazioni provocate da condizioni di stress ma resta ancora da capire esattamente quale sia il suo ruolo e, soprattutto, come possa influenzare il passaggio da una risposta allo stress acuto, potenzialmente utile, alle conseguenze negative associate allo stress cronico.


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