I lavori di ristrutturazione nel locale Le Constellation, a Crans-Montana, in Svizzera, dove si è verificata la strage di Capodanno sono documentati dalle foto su Facebook in cui si vedono gli stessi proprietari presenziare nel cantiere.
Le testimonianze
Repubblica ha raccolto diverse testimonianze su come è cambiato il locale. I primi lavori sono stati quelli di «aumentare i tavoli al piano terra, ampliandone la superficie. Per riuscirci — dice Erwan Bovier, cliente abituale, a Repubblica — hanno stretto di oltre la metà la scala che scende nel seminterrato. Il vecchio scalone centrale si è trasformato in una discesa larga poco più di un metro: impossibile fuggire, se là sotto si lasciano ammassare centinaia di persone».
«Noi lo chiamiamo Le Constel — dice Carmelo La Spina, storico sarto del resort a Repubblica — e un tempo è stato il ritrovo del paese. Poi i prezzi di immobili e affitti sono esplosi e il bar è finito nelle mani di Jacques Moretti e della moglie Jessica Maric, francese con genitori siciliani. Le ristrutturazioni sono state continue: una scelta obbligata, per non fallire».
L’affitto
«Il proprietario (ndr, Julien Beytrison, titolare dell’agenzia di viaggi La Perle Noire) è arrivato a chiedere — dice a Repubblica il direttore di un grande albergo di Crans, che per un anno ha gestito Le Constellation — poco meno di 40 mila franchi al mese. I prezzi sono questi: per pagarli, esagerare è obbligatorio». La prima mossa dei Moretti, spesso in difficoltà a saldare l’affitto, è stata aumentare i tavoli al piano terra, ampliandone la superficie.
I cambiamenti
«Per riuscirci — dice Erwan Bovier, cliente abituale — hanno stretto di oltre la metà la scala che scende nel seminterrato. Il vecchio scalone centrale si è trasformato in una discesa larga poco più di un metro: impossibile fuggire, se là sotto si lasciano ammassare centinaia di persone».
«Per entrare la notte di Capodanno — dice Mia Perrin, 19 anni di Crans — ufficialmente era obbligatorio essere maggiorenni, prenotare un tavolo e pagare 100 franchi di biglietto. Quando ho detto alla reception che avevo sei amici tra 16 e 17 anni, mi hanno risposto che, se avessero esibito il documento di un maggiorenne, nessuno li avrebbe fermati. Purtroppo, abbiamo seguito il loro suggerimento».
«Poco prima che scoppiasse l’inferno — dice Laeticia S., 17 anni di Losanna — siamo entrati acquistando una bottiglia di vodka per 300 euro. Dentro le Constel c’erano già decine di sedicenni che si scolavano la loro vodka, esultando per l’impresa di essere dove sarebbe stato proibito».
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