Il fatturato del settore orafo e bigiotteria, dopo le importanti crescite degli ultimi anni, inizia a mostrare una flessione che nei primi dieci mesi del 2025 è stata pari al -5,1% a fronte di un calo del -12,8% della produzione. È quanto emerge dalla decima indagine congiunta di Club degli Orafi e Intesa Sanpaolo presentata durante la prima giornata di Vicenzaoro January . Nei primi nove mesi dell’anno scorso, il settore orafo italiano ha registrato esportazioni di gioielli in oro per circa 8,1 miliardi di euro, segnando un calo di 1,7 miliardi rispetto al 2024 (-16,9% in valore e -29,4% in quantità). Un dato che risente della riduzione delle vendite verso la Turchia, dopo l’incremento straordinario del 2024: senza considerare questo elemento, si sarebbe rilevata una crescita in valore del 3,6%. Secondo il report anche nel primo scorcio del 2026 il contesto competitivo resta complesso con l’acuirsi delle tensioni geopolitiche e la crescente incertezza nei mercati internazionali. Per questo le aspettative per il fatturato 2026 mostrano attese di crescita solo per un’impresa su cinque. La difficoltà più sentita dalle imprese del settore riguarda i costi delle materie prime (le quotazioni dell’oro il cui prezzo è aumentato del 23% nel 2024 e di un ulteriore 37% nel 2025) che sono stati indicati dal 62% del campione (a giugno era il 52%); seguono il peggioramento della domanda interna (51%) e la minor presenza di consumatori alto-spendenti (43%).
«Vicenzaoro è una delle tre più grandi fiere al mondo. Stiamo parlando di 1.300 brand esposti, 30 Paesi rappresentati e 20mila buyer provenienti da almeno 140 Paesi», ha detto il presidente del Consiglio regionale del Veneto ed ex presidente della Regione, Luca Zaia.
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