Oro e argento restano beni rifugio, ma sono alle prese con una fase di forte volatilità. L’argento spot ha vissuto oscillazioni violente, salendo fino a sfiorare i 78 dollari l’oncia dopo essere sceso verso quota 64, azzerando in poche sedute i guadagni accumulati a inizio anno.
Anche l’oro ha registrato ampi movimenti intraday, con prezzi scesi rapidamente sotto i 4.700 dollari prima di recuperare sul finale di settimana. Secondo un’analisi di Bloomberg, si tratta dei movimenti più turbolenti dagli anni Ottanta, amplificati dal momentum speculativo e da una minore liquidità, soprattutto sul mercato dell’argento, strutturalmente più piccolo. Il metallo bianco ha perso oltre un terzo del valore rispetto ai massimi di fine gennaio e, avvertono gli analisti, finché non tornerà maggiore stabilità «la volatilità rischia di autoalimentarsi».
Il trend di lungo periodo dei metalli preziosi resta tuttavia sostenuto dalle tensioni geopolitiche, dalle incertezze sulle politiche monetarie e dagli acquisti delle banche centrali. In particolare, la Cina ha proseguito la strategia di accumulo di oro, estendendo a 15 mesi consecutivi gli acquisti ufficiali, in un’ottica di diversificazione delle riserve e riduzione dell’esposizione al dollaro. Anche a livello globale, la domanda delle banche centrali continua a rappresentare un pilastro strutturale del mercato.
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