Sembra un gigantesco spettacolo di fuochi d’artificio sospeso nello spazio. Una successione di sfere luminose, simili a perle infilate lungo una collana, con dimensioni difficili persino da immaginare: ciascuna di queste «bolle» è abbastanza grande da contenere l’intero Sistema Solare.
Un tesoro astronomico rimasto nascosto per secoli
È la spettacolare immagine di Pa 30, cioè ciò che resta di una stella esplosa e osservata dagli astronomi giapponesi nel 1181 d.C. A più di 800 anni di distanza, questo straordinario residuo di supernova è stato fotografato con un livello di dettaglio senza precedenti grazie al telescopio Gemini North.
Le nuove osservazioni sono al centro di uno studio pubblicato su The Astrophysical Journal e guidato da Tim Cunningham, dell’Harvard & Smithsonian, e dall’italiana Ilaria Caiazzo, dell’Istituto di Scienza e Tecnologia dell’Austria.
L’origine violenta del fenomeno
Pa 30 è il risultato di una potentissima esplosione stellare, probabilmente dovuta alla fusione di due nane bianche, a loro volta resti di stelle molto più grandi. L’esplosione è stata così intensa da essere visibile dalla Terra a occhio nudo, senza alcun telescopio.
Le scoperte dai dati di Gemini North
Oggi, gli astronomi hanno puntato Gemini North su Pa 30, distante circa 7.500 anni luce dalla Terra, riuscendo a distinguere numerosi dettagli rimasti finora sconosciuti.
Le immagini rivelano che enormi quantità di gas sono state scagliate nello spazio in modo quasi simmetrico. Il risultato è una struttura spettacolare, formata da lunghe scie costellate da innumerevoli «bolle», che fanno apparire il residuo della supernova come un immenso fuoco d’artificio cosmico.
Le dimensioni rendono il fenomeno ancora più sorprendente: ogni sfera raggiunge un diametro persino superiore a quello dell’intero Sistema Solare.
© RIPRODUZIONE RISERVATA



Leave feedback about this