29.01.2026
12 Street, Rome City, Italy
Politics

no (per ora) al Board di Donald. «Dubbi di costituzionalità»


Oggi no, domani forse. Il Board of peace trumpiano per ridisegnare il futuro di Gaza? «Siamo aperti, disponibili e interessati» mette a verbale Giorgia Meloni dagli studi di Porta a porta. «Auto-escludersi, per l’Italia e l’Europa, non sarebbe una scelta intelligente». Ma almeno per il momento, la risposta della premier italiana all’invito recapitatole dal presidente Usa, in quella che da molti osservatori viene descritta quasi come una “nuova Onu” alternativa, non può che essere un cortese diniego. O meglio: un rinvio. Ci sono, spiega la premier, «elementi di incompatibilità» dello statuto dell’organizzazione, creata a immagine e somiglianza dei desiderata del tycoon, con la Costituzione. E in particolare con l’articolo 11 della Carta, per il quale l’Italia non può cedere porzioni della propria sovranità se non «in condizioni di parità con gli altri Stati». Uno scoglio difficile da superare, considerato che il board assegna un ruolo di primo piano non tanto agli Usa di Trump, quanto proprio a The Donald in persona.

Troncare e sopire. Nel giorno della retromarcia di Trump sui nuovi dazi all’Ue e dell’annuncio di un “accordo” con la Nato per la Groenlandia la premier tira un sospiro di sollievo. «Accolgo con favore l’annuncio del presidente Trump di sospendere l’imposizione dei dazi — mette per iscritto in serata — come l’Italia ha sempre sostenuto, è fondamentale continuare a favorire il dialogo tra Nazioni alleate». E sull’isola artica: «Va considerato un territorio di responsabilità della Nato», «non è realistica» un’invasione militare americana. Trump fa e poi disfa e bisogna trattarci, è il mantra della premier. «Una parte di questi problemi è data dall’assenza di una comunicazione che bisogna ripristinare». Sul board per Gaza però le remore restano. Tanto che fino a tarda sera Meloni e il suo staff mantengono il riserbo più assoluto su un possibile blitz per partecipare alla cerimonia inaugurale in Svizzera questa mattina. Ipotesi che mano a mano sfuma. E non è un caso.

Già nelle scorse ore, in un filo diretto con il Quirinale, Palazzo Chigi aveva espresso seri dubbi sul board per la Striscia. Tra la premier e Sergio Mattarella, infatti, si sono susseguiti alcuni contatti sull’argomento nella serata di martedì. E il Colle non ha potuto far altro che condividere le perplessità. Di più: tra Chigi e il Colle più alto, riferiscono fonti messe a parte delle interlocuzioni, si è registrata la «massima consonanza» sul dossier. E per quanto la decisione competa a Chigi, difficilmente con l’attuale statuto del board il Quirinale potrebbe benedire l’adesione italiana al gruppo. A cui per il momento hanno detto sì – tra gli altri – Vladimir Putin e il presidente bielorusso Lukashenko. «La Russia siede nelle Nazioni unite, nel Consiglio di sicurezza Onu, nel G20», commenta a questo proposito Meloni. «In qualunque organismo multilaterale, ci si siede con al tavolo con persone che sono distanti da noi». Anche dal Mef, con un intervento a margine di un evento al Maxxi, fanno sapere che «c’è qualche problema».

Meloni dunque prende tempo. Stasera sarà a Bruxelles per il Consiglio europeo straordinario sulla Groenlandia. Un summit evidentemente “disinnescato” politicamente dal dietrofront annunciato, per ora, dal presidente americano. Anche ieri la cornetta telefonica di Palazzo Chigi si è fatta rovente. Un’altra girandola di contatti con i principali leader europei, da Ursula von der Leyen al segretario della Nato Mark Rutte. La leader italiana è determinata a scongiurare strappi da una parte all’altra dell’Atlantico. Serve diplomazia. A questo proposito, intanto, è ufficiale la nomina come nuovo ambasciatore a Londra di Fabio Cassese, dal 2022 consigliere diplomatico del Colle. Un uomo di fiducia del capo dello Stato in una capitale chiave per le relazioni transatlantiche.

In tv, incalzata da Vespa e Mentana, Meloni si difende dall’accusa di essere troppo accondiscendente con Trump. «Non mi è chiara quale sarebbe l’alternativa: vogliamo rompere le alleanze con i nostri alleati storici e uscire dalla Nato? In politica estera le scelte hanno delle conseguenze».


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Leave feedback about this

  • Quality
  • Price
  • Service
[an error occurred while processing the directive]