28.10.2026
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Politics

«No alle intercettazioni a strascico»


ROMA Neanche il tempo di allentare l’adrenalina e la tensione per l’affaire preferenze che il centrodestra torna ad allacciare le cinture in Parlamento. Si balla. E non si escludono autoscontri dentro la coalizione. Il terreno scivoloso più che mai non è quello della legge elettorale ma della giustizia. E in particolare le intercettazioni su cui è in corso da giorni uno duro confronto tra Forza Italia e Fratelli d’Italia. Si consuma per ora fra le pareti damascate del Senato, nelle commissioni affari costituzionali e giustizia dove è in discussione il decreto legge «Giustizia e patto Ue su migrazione e asilo».

I ritocchi

Un emendamento del partito della premier Giorgia Meloni, a firma Berrino-Sisler, prevede di estendere le cosiddette «intercettazioni a strascico» a una lunga serie di reati «spia» della mafia. L’elenco ricalca buona parte della lista consegnata a Carlo Nordio in primavera dal procuratore nazionale Antimafia Giovanni Melillo. Dalla corruzione e la concussione al peculato e i reati fiscali e societari fino all’intestazione fittizia di beni e lo scambio elettorale-mafioso: se non si possono usare le intercettazioni per perseguire queste tipologie di reato, di solito appunto «spia» della mafia, è il monito di Melillo, la lotta alle cosche è depotenziata.

Forza Italia però non vuole saperne. Considera l’emendamento dei «Fratelli» «una forzatura» e si prepara al muro contro muro.

Eloquenti le parole scelte ieri da un big del partito come Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e tra gli esponenti più vicini a Marina Berlusconi, intervistato da Sky Tg24: «Intendiamo andare avanti marcando il territorio sui diritti e sulle garanzie dei cittadini, che non possono conoscere passi indietro: una norma che introduce la legittimità delle intercettazioni a strascico per noi non può passare».

Pausa. «Non si possono calpestare i diritti delle persone nel nome di un principio che parifica il mero sospetto all’accertamento della verità. Su questo versante non accettiamo imposizioni, nemmeno se arrivano dal fronte antimafia, perché l’antimafia non è un dogma assoluto che può giustificare il sacrificio delle garanzie fondamentali contro intercettazioni invadenti».

E c’è davvero da allacciare le cinture in vista del voto al Senato a inizio della prossima settimana e della discussione alla Camera fissata per venerdì prossimo, se le parole di Mulè sono lette insieme a quelle del super-dirigente di FdI Giovanni Donzelli al Corriere: «Quello è un emendamento che favorisce la lotta alla mafia su cui FdI non accetta alcuno scambio, soprattutto all’anniversario della morte di Borsellino». Insomma margini per trattare: pochi. Tendenti allo zero.

Dopo il braccio di ferro sulle preferenze nello Stabilicum, finito con il patatrac del centrodestra a Montecitorio, ecco i muscoli della maggioranza che tornano a tendersi sulla giustizia. Per Forza Italia è una battaglia identitaria, limitare la «pesca a strascico» delle intercettazioni, cara ai Berlusconi e a suo tempo al fondatore. Parliamo delle intercettazioni che, registrate in un’inchiesta, rivelano altri reati. Indispensabili per Melillo e per FdI che con la presidente dell’Antimafia Chiara Colosimo chiede da tempo un cambio di passo. La stessa premier si è esposta nei giorni scorsi, da Palermo, a margine della cerimonia davanti alla Fiat Croma dell’attentato a Falcone, annunciando che presto il «buco» normativo denunciato da Melillo sarebbe stato colmato. Proprio dall’emendamento di FdI che ora è pomo della discordia. Ed è facile che il tema riaffiori durante la fiaccolata in memoria di Borsellino e della sua scorta domenica a Palermo, a cui prenderanno parte Arianna Meloni e un imponente delegazione dei Conservatori europei (ECR Party).

La mediazione

Una riunione dei capigruppo martedì scorso insieme ai vertici del ministero della Giustizia è finita in un nulla di fatto: nessuno si smuove. «Teniamo duro» confermavano ieri primissime file del partito guidato da Antonio Tajani. Sherpa in campo per una trattativa last minute comunque tutta in salita. FdI cederà il passo ritirando l’emendamento? Non sono questi i segnali della vigilia. E già qualcuno in Forza Italia si prepara al peggio: «Magari votano insieme ai Cinque Stelle, come hanno fatto con Vannacci sulle preferenze…»


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