ROMA Un blitz a sorpresa fra le macerie di Niscemi. Giorgia Meloni compare a metà mattinata tra i vicoli del paese siciliano travolto dal ciclone Harry, in testa il casco di sicurezza proprio come il capo della Protezione civile Fabio Ciciliano che la segue e sarà nominato commissario straordinario. «Lo Stato c’è» twitta sulla via di ritorno. Promette fatti la premier, ovvero, anzitutto, fondi per la ricostruzione. «Per Niscemi prevediamo uno stanziamento specifico di 150 milioni di euro». Sono le risorse «immediatamente operative» e già disponibili nel decreto legge sull’alluvione che approderà domani sul tavolo del Consiglio dei ministri.
Le promesse
«Non vogliamo perdere neanche un giorno di tempo» rincara la presidente a diciotto giorni dalla prima visita nella cittadina che frana. Mattinata di incontri serrati. Un briefing in comune con il sindaco e i tecnici del comitato operativo, dunque l’incontro con i comitati dei cittadini, «quando si mette la faccia fa la differenza, ascoltiamo tutti, poi ovviamente non a tutti possiamo dare risposte positive». Nel decreto in Cdm, oltre ai fondi immediati per risollevare la cittadina sicula, «diverse centinaia di milioni» saranno stanziati per le altre regioni colpite dalle alluvioni: Sardegna, Calabria e il resto della Sicilia.
Nel pomeriggio, rientrata a Palazzo Chigi per il vertice di maggioranza, Meloni ha un confronto a tu per tu con il governatore Renato Schifani. Tre le priorità di intervento, spiega ai cronisti la premier mentre cammina tra le strade di Niscemi spazzate da un vento gelido. «La demolizione delle case demolite, la messa in sicurezza del territorio, perché è inutile intervenire se si ripresentano gli stessi problemi». E infine «gli indennizzi per chi ha perso le case e le attività produttive, per la viabilità, le scuole e i cittadini che dovranno trovare un’altra casa». Altro passaggio chiave: la sospensione dei tributi fino a ottobre. Non c’è tempo da perdere. «Vogliamo che questo lavoro proceda in velocità, è importante che non accada quello che è successo con la frana degli anni 90» è il monito di Meloni alla stampa.
Per le opposizioni troppo tempo è già stato perso. «La politica ha il dovere di indicare un cronoprogramma e assumersi la responsabilità delle scelte che fa. Serve trasparenza» bacchettano il governo in una nota i parlamentari siciliani del Movimento Cinque Stelle. «La presidente del Consiglio dopo un sorvolo in elicottero ha trovato solo oggi il tempo di confrontarsi con le comunità colpite. Meglio tardi che mai…» l’affondo dal Pd di Piero De Luca. «Niscemi è il comune più monitorato d’Europa — garantisce da parte sua Meloni durante la visita lampo — stiamo prevedendo fondi tra ordinari e immediati su tre direttrici: la demolizione degli edifici, la messa in sicurezza e l’acquisto di nuovi immobili».
La cautela
Avanti spediti, è il mantra. Ma la fretta in questi casi può rivelarsi cattiva consigliera, specie se c’è da mettere in sicurezza il territorio. «Forzare la mano» sulla definizione del fronte della frana, cioè sulla zona rossa, dice la premier, «sarebbe un errore: non sono decisioni che si possono prendere sul piano politico perché servono dati tecnici e se io forzassi le decisioni, magari perché voglio dare più velocemente delle risposte certe ai cittadini e mettessi la loro sicurezza a repentaglio sarei una pazza». Insomma niente promesse vuote: «Non posso e non voglio dare oggi una tempistica della quale non sono certa».
Nel decreto al vaglio del Cdm, si diceva, non entreranno solo i fondi emergenziali per Niscemi, il grosso delle risorse è per le altre regioni del Sud martoriate dal maltempo. Ancora Meloni: «Prevede anche ammortizzatori sociali, per gli agricoltori che non riescono a raggiungere le loro proprietà e per i dipendenti che in questo periodo hanno difficoltà a svolgere la loro attività». Si tratterà di «diverse centinaia di milioni di euro per il ripristino della rete infrastrutturale e dei servizi, indennizzi e sostegni per le attività economiche coinvolte particolarmente per quanto riguarda l’agricoltura».
Il blitz nella città sospesa sul vuoto fila via liscio. Meloni cammina accompagnata dal sindaco Massimiliano Conti. Le mostra la croce diventata in queste settimane un simbolo di resistenza per i cittadini travolti dal cataclisma: l’altro ieri un drone terrestre della polizia di Stato l’ha recuperata dalla frana del precipizio in cui era caduta. In centro ne sorge un’altra nuova di zecca. L’ha donata l’associazione Extroart ed è composta dalle cinque pietre naturali siciliane — Comiso, Sabucina, la Billiemi palermitana, la lavica catanese e Custonaci — e anche a questa croce sono rivolte le speranze e i timori della città sospesa sul vuoto.
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