Ridefinire i piani e ripartire. Rimettere ordine, ricucire gli strappi e tornare a puntare i riflettori sul futuro, lasciandosi alle spalle le tensioni delle ultime settimane. Sembra essere questo il piano della Lega in questo momento; quello che lo stesso partito sta cercando di fare, anche alla luce della convocazione del consiglio federale, chiamato a fare il punto dopo una fase tutt’altro che semplice.
Una fase inevitabile dopo l’uscita del generale Vannacci, che in poco tempo era riuscito a ritagliarsi spazio e consenso all’interno del partito, modificando equilibri e dinamiche interne.
Ora, archiviata la fase più turbolenta, l’obiettivo è voltare pagina e consolidare la ripartenza.
Salvini e l’ipotesi Zaia vicesegretario
Tutti gli occhi, sono quindi puntati al futuro. E in particolare sulla poltrona di vicesegretario lasciata libera dall’ex parà. C’è un posto vacante tra le file del partito, e le speculazioni sono già iniziate. Certo, formalmente il partito non è scoperto — i vicesegretari federali restano tre — ma quel posto simbolicamente più vicino alla guida del Carroccio continua a far discutere. Tutti pensavano che potesse avere già un nome.
Quello del Doge. Quello del presidente della regione Veneto, che anche allo scorsa elezione ha trainato fior fior di voti sul carro di Alberto Stefani. Il nome in questione è chiaramente quello di Luca Zaia, sempre più centrale negli schemi del partito e forte di un consenso consolidato anche oltre i confini del centro destra.
Nelle ultime ore, con il federale alle porte, l’ipotesi di una sua nomina sembrava prendere quota. Ma i piani di Matteo Salvini appaiono diversi. «Zaia è un grande, ma ogni cosa a suo tempo», ha dichiarato da Milano, chiarendo che all’ordine del giorno non figura alcuna nuova nomina. Forse per ora, forse per sempre.
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