Economy

Moonshot e la minaccia Deepseek 2.0


Risparmio e investimenti, ogni venerdì
Iscriviti e ricevi le notizie via email

La nuova minaccia da «momento Deepseek» segnata, a sorpresa, ieri dalla start-up cinese Moonshot, è solo la conferma di quanto la Cina sia sul fiato sul collo degli Stati Uniti nella produzione di modelli superavanzati di Intelligenza artificiale. Questione di mesi (meno di sei), non anni, e i modelli di Pechino possono ottenere capacità informatiche a livello del tanto temuto Mythos, è la lettura degli esperti. Non è solo dunque una questione di prezzo più basso (non un dettaglio da poco per un sistema aperto a tutti), ma anche di potenza, scala e influenza internazionale.

Questo mentre il presidente cinese Xi Jinping dichiarava sempre ieri in pompa magna nelle stesse ore dal palco della conferenza mondiale sull’Intelligenza artificiale di Shanghai la sua visione di IA aperta, cooperativa («ci vuole una sinfonia di cooperazione internazionale»), accessibile, in cui i benefici non restino concentrati in poche mani e i rischi vengano gestiti senza frenare lo sviluppo. Un messaggio a chi intende «porre la propria sicurezza al di sopra di quella degli altri», come gli Stati Uniti delle restrizioni all’export e, più recentemente, l’Europa preoccupata di condividere semiconduttori avanzati e altre tecnologie considerate sensibili. Salvo poi valutare, come ha iniziato a fare di recente il presidente cinese, paletti precisi all’accesso estero ai modelli di punta, in nome della sua sicurezza nazionale. Disinformazione, attacchi hacker, distorsioni algoritmiche, applicazioni militari e sfruttamenti malevoli sono una minaccia crescente.

I due segnali arrivati ieri dalla Cina sono di quelli che devono far riflettere su come il Dragone si stia posizionando con un doppio affondo, tecnologico e politico, nella grande corsa dell’IA. Da una parte i buoni propositi per una IA «per il bene e per tutti» con un ruolo da ritagliare per il Sud globale e la creazione dell’Organizzazione Mondiale per la Cooperazione sull’Intelligenza Artificiale (WAICO). Un nuovo organismo internazionale con sede a Shanghai, una sorta di Onu dell’IA con tanto di accordo costitutivo firmato da 29 Paesi, tra cui Russia, Pakistan, Indonesia, Kazakistan e Laos, con l’ambizione di creare un baricentro mondiale alternativo a quello americano. Dall’altra parte c’è il rilancio, sia politico che tecnologico, della sfida all’America di Trump.

La svolta

Dunque, il presidente Xi ha usato l’ascesa dei modelli di IA cinesi per rivendicare la capacita del paese di plasmare le regole globali della tecnologia, anche se il loro crescente potere desta non poche preoccupazioni per la sicurezza sia a Washington che a Pechino. Lo ha fatto davanti a decine di leader tecnologici e «governanti» sfruttando proprio l’avanzata dei modelli cinesi alla conquista delle aziende di tutto il mondo, con la quota di utilizzo di questi sistemi IA da parte delle aziende Usa che ha raggiunto il record del 63% nella prima settimana di luglio sul popolare mercato OpenRouter che registra il traffico di token (un anno era al 10%). Ed è anche la prima volta che le offerte cinesi superano quelle americane.

Per capire la profondità dell’affondo vale, però, la pena di descrivere la svolta tecnologica di Moonshot, tanto sostenuta da colossi come Alibaba e Tencent. Si chiama Kimi K3, il nuovo modello da 2,8 trilioni di parametri presentato come il più grande sistema di IA «aperto» del mondo con prestazioni che si avvicinano moltissimo al modello di frontiera del gigante Anthropic, padre di Fable e Mythos, lanciati un mese fa e poi bruscamente blindati dal governo Usa. Ma anche di OpenAi. Con la differenza che questi modelli «open-weight» consentono agli utenti di scaricare, eseguire e personalizzare i sistemi sottostanti con la minima supervisione umana. E possono essere gestiti a una frazione del costo che OpenAI addebita ai suoi clienti. Il giudizio sull’efficienza? Arena.ai ha classificato Kimi K3 al primo posto per capacità di costruzione di interfacce web, mentre Vals AI lo ha posizionato al secondo posto assoluto dietro Fable 5 e davanti a GPT-5.6 Sol. A quanto pare il modello ha fornito prestazioni paragonabili al GPT-5.5 di OpenAI e al Claude Opus 4.8 di Anthropic, in particolare nei test sui compiti complessi. Anche se non è facile un confronto con i modelli di frontiera Usa, visto che Anthropic e OpenAI non rivelano il conteggio dei parametri di sistemi tra cui Fable, Mythos o GPT-5.5. Prima del rilascio di Kimi K3, LongCat-2.0 di Meituan e V4-Pro di DeepSeek hanno guidato l’industria cinese dell’IA con 1,6 trilioni di parametri, mentre molti rivali nazionali hanno superato i trilioni di parametri. Ma il segno del «momento Deepseek» in agguato è arrivato come al solito dai mercati. I concorrenti cinesi quotati di Moonshot, Zhipu (-28%) e MiniMx, sono letteralmente crollati (-15%) ad Hong Kong.


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Exit mobile version