29.10.2026
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«Mi sono ritirata dal Tg1 perché mi sentivo d’intralcio. Oggi in tv si trovano impreparazione e superficialità»


Angela Buttiglione ha fatto una scelta precisa. Quella di sparire.  Lo dice chiaramente a Libero: «Ho dato un taglio netto al passato e alla professione, decidendo di sparire anche dall’immaginario collettivo». E il perché è semplice: «Mi sembrava giusto, il mio tempo era passato».

Il rapporto di oggi con la tv

Nonostante non vada più in video dal 1993, «Eppure c’è ancora gente che mi riconosce e mi ferma». Probabilmente per la gente «ho rappresentato un’altra Italia, un’altra Rai e un altro modo di comunicare».

La Tv di oggi non la guarda sennò, dice, si arrabbia. Succede perché «è una televisione raffazzonata, superficiale, nella quale non si controllano più le notizie. C’è impreparazione professionale. Ai miei tempi, invece, l’azienda ti rimproverava aspramente se sbagliavi a commentare anche una sola immagine…». 

Cosa fa oggi

L’ex mezzo busto del Tg1 trascorre le sue giornate leggendo e passando il suo tempo «con mio marito: dopo 53 anni di matrimonio ora possiamo davvero goderci anche le piccole cose, come andare a vedere una mostra, fare colazione al bar o ammirare una vetrina. E poi mi dedico ai quattro figli e ai tre nipotini».

La famiglia

Angela Buttiglione è nata a Gallipoli il 23 ottobre 1945. «Mio papà Pasquale, originario di Taranto, è commissario capo della polizia e mamma Liliana è laureata in farmacia, ma non esercita per seguirlo negli spostamenti», racconta ancora al quotidiano Libero. Angela ha un fratello, Rocco politico di centro e due volte ministro. «Abbiamo sempre avuto da bambini un rapporto di odio e amore perché mi devo difendere dalla sua intelligenza: a 14 anni passa da leggere Marx a Tex Willer. Dal punta di vista intellettuale, fin da subito, è mostruoso».

Gli inizi

Ma «mostruosa» può essere definita anche lei per l’impegno. «Mio padre, ogni sera, torna a casa con un quotidiano e, a soli 7 anni, inizio ad abituarmi a leggerlo. Amo scrivere fin da piccola e sono brava: “Lei, signorina, è un fiume in piena, deve solo imparare a ordinare le sue idee”, mi dice una volta, complimentandosi, l’insegnante di italiano a Catania». È il primo passo verso il mondo dell’informazione. Papà dopo aver provato a farla diventare un’insegnate gli trova il concorso della Rai per radiotelecronisti. «Siamo seicento e lo passiamo in trenta, che veniamo ammessi a un corso preparatorio di sei mesi. Alla fine, a maggio 1969, ci assumono in quindici: ci siamo io, Bruno Vespa che è il primo in graduatoria, Paolo Frajese, Nuccio Fava, Claudio Ferretti, Bruno Pizzul, Vittorio Roidi».

Il tg

Ad Alessandro Dell’Orto ricorda che «al telegiornale c’è solo una donna: Bianca Maria Piccinino. Io lavoro alla redazione del Tg delle 17.30, che chiamano “il Tg dei bambini” perché leggero e rosa. In generale, in quegli anni, le giornaliste si occupano solo di moda, costume, spettacoli». Poi negli anni ’80 diventa la prima giornalista a condurre il telegiornale. «Durante il periodo dei dirottamenti su Fiumicino abbiamo Vespa come inviato sul posto e io faccio il coordinamento, cioè sto in regia mentre va in onda il giornale. In una straordinaria delle 23, però, non riusciamo a collegarci e il direttore mi dice: “Vai tu in studio”. E faccio la diretta, così come sono, andando a braccio». 

Il matrimonio

Giornalista, volto del Tg1, senza rinunciare alla propria famiglia. «Nel 1971, a Gallipoli, conosco Massimo Faccioli Pintozzi, studente di economia mia. Ci fidanziamo e, un anno dopo, ci sposiamo». Poi «nel 1973 nasce Esmeralda, nel 1975 Liliana, nel 1980 Marina e nel 1982 Vincenzo». Poi racconta che i figli le telefonavano poco prima di andare in onda con il Tg: «“Mamma, a che ora torni?”. E finita la diretta corro a casa per cucinare a tutti la cena».

I colleghi

Poi i colleghi. Bruno Vespa? «Molto sicuro di sé, ma permaloso: fin da giovane pretende che la sua bravura venga riconosciuta». Emilio Fede? «Con lui conduco molti tg e gli do dei calcioni sotto il tavolo perché si distrae e fa casino. È un giocherellone, ha altro per la testa pur essendo molto bravo». E infine Paolo Frajese. «Grande cronista, il suo servizio su via Fani, il giorno del rapimento Moro, andrebbe studiato nelle scuole di giornalismo. Ma è anche un pazzo scatenato…».

La sua carriera al Tg1 (ma non in Rai) nel 1993. «In quel momento sono al giornale delle 20, mentre Lilli Gruber è a quello delle 13. Essendo brava a fiutare l’aria, scrivo un biglietto e lo metto in bacheca: “Mi rendo conto di diventare un intralcio, lascio libera la conduzione del Tg1”». intralcio perché «vengo considerata il “vecchio, l’antico”…». 


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