«Senza la volontà di passare dalle parole ai fatti, il rischio concreto è che questo nuovo vertice diventi l’ennesima seduta di terapia collettiva». Ancora pochi giorni fa, un alto funzionario europeo guardava con un misto di speranza e realismo al ritiro informale dei Ventisette in programma giovedì prossimo nel castello belga di Alden Biesen, a un’ottantina di chilometri da Bruxelles.
L’appuntamento è in calendario da inizio anno, tutto dedicato al rilancio della competitività economica. A sparigliare le carte, e a suggerire che stavolta potrebbe non essere solo questione di ordinaria amministrazione, Italia e Germania si preparano a ospitare un pre-summit tra i leader allineati sulle riforme da realizzare per rafforzare l’Unione. Una decina di loro almeno dovrebbero partecipare (oltre alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen come attenta osservatrice) per un confronto franco sulla sburocratizzazione a favore delle imprese e sul rafforzamento del mercato unico (le barriere agli scambi interni all’Ue equivalgono a dazi del 44% per le merci e fino al 110% per i servizi, ha stimato il Fondo monetario internazionale), fino alla moltiplicazione degli accordi commerciali con altre regioni del pianeta dopo la firma con Mercosur e India.
L’iniziativa
L’iniziativa è della premier Giorgia Meloni e del cancelliere Friedrich Merz, e si inserisce nel clima di ritrovata collaborazione fattiva tra Roma e Berlino culminato, appena tre settimane fa, nel vertice intergovernativo italo-tedesco di villa Pamphilj. Proprio in quell’occasione, annunciando la presentazione di un documento congiunto sulle riforme non rinviabili per tornare a far crescere l’economia europea, Meloni aveva parlato di un momento storico che «impone all’Ue di scegliere se intende essere protagonista del proprio destino oppure subirlo». Di fronte a questa sfida comune, aveva detto la premier, Roma e Berlino — pilastri della manifattura continentale — sono «più vicine che mai».
Nel frattempo, a fare appello ai Ventisette perché scelgano la via del «federalismo pragmatico» per avanzare dove possibile e con chi ci sta, senza aspettare di mettere d’accordo tutti, s’è fatto sentire pure Mario Draghi, l’ex premier ed ex presidente della Bce che (insieme a Enrico Letta) sarà ospite d’onore del ritiro di Alden Biesen. La tempistica non è casuale: è passato quasi un anno e mezzo dalla consegna del report Draghi sulla competitività Ue, le cui raccomandazioni sono state oggi attuate per poco più dell’11% da Bruxelles. Adesso, il senso di urgenza di Villa Pamphilj sarà esteso anche a una decina almeno di altri leader Ue, a cominciare dal belga Bart De Wever, con cui Meloni aveva già fatto fronte comune a dicembre nel negoziato che portò, poi, a trovare l’accordo sul finanziamento del prestito all’Ucraina attraverso debito comune anziché l’uso degli asset congelati della Russia.
Proprio il premier belga, il giorno prima, sarà padrone di casa ad Anversa di un incontro che vedrà la partecipazione di centinaia di vertici aziendali europei. Oltre a Meloni, Merz e De Wever, alla riunione preparatoria che precederà l’inizio del ritiro a Ventisette, dovrebbero esserci capi di Stato e di governo dell’Europa del nord e dell’est, cioè baltici, olandesi, finlandesi e svedesi.
Sono gli stessi, infatti, che hanno messo la firma su un “paper” congiunto sulla competitività, che stoppa l’agenda improntata al protezionismo e alla attrazione europea negli appalti (il cosiddetto “Buy European”) che ha visto negli ultimi tempi un deciso attivismo della Francia, fino a incrinare la consueta sintonia con il tradizionale alleato tedesco. Non è un caso, insomma, che Emmanuel Macron, sebbene invitato all’incontro preparatorio, non abbia ancora risposto a Meloni e Merz.
I momenti di coordinamento pre-summit tra iI leader delle stesse famiglie politiche non sono una novità: popolari, socialisti e liberali li tengono regolarmente da anni, nelle sale riunioni degli hotel del quartiere europeo di Bruxelles; e nei tempi più recenti anche conservatori e patrioti si sono ritrovati in formati analoghi.
Ma da qualche tempo, ha preso forma un altro fenomeno: indipendentemente dalle affiliazioni politiche, i leader che la pensano allo stesso modo su un determinato dossier si vedono prima per definire le posizioni comuni in vista della discussione a Ventisette. L’Italia, insieme a Danimarca e Paesi Bassi, ha istituzionalizzato questo formato quando si parla di migrazione, e le colazioni tematiche sono diventate un momento-chiave per costruire il consenso politico a sostegno della linea dura di Bruxelles in materia. Adesso, il tentativo di replicare lo schema, pragmaticamente, anche per l’agenda economica.
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