09.01.2026
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Politics

Meloni chiama Donald, poi l’annuncio. Il pressing dei deputati italoamericani


Una trattativa lunga e spesso estenuante, durata mesi dietro le quinte. La retromarcia di Donald Trump sui dazi alla pasta italiana è frutto di un «lavoro di squadra», fanno sapere da Palazzo Chigi. Decisivo però il canale diretto tra la premier Meloni e il presidente americano, rafforzato dai numerosi contatti telefonici avuti nella seconda metà dell’anno, dopo l’accordo di massima tra Ue e USA sulle tariffe.

L’ultima telefonata risale a mercoledì sera, alla vigilia di Capodanno. È Meloni a prendere l’iniziativa: fa gli auguri al Tycoon e coglie l’occasione per discutere dei dossier internazionali più urgenti, dall’Ucraina al futuro assetto del Medio Oriente.

«La conversazione è stata anche l’occasione per uno scambio di vedute sulle principali questioni internazionali e per affrontare alcuni dossier di interesse bilaterale», spiegano fonti vicine alla premier. Tra questi il cosiddetto «pasta gate»: la marcia indietro della Casa Bianca sulle tariffe – che in alcuni casi avevano superato il 100% – imposte dopo l’estate alle esportazioni di pasta italiana. Meloni ha ringraziato personalmente Trump e, in privato, si è congratulata con la sua squadra di governo, in particolare con i ministri coinvolti nei negoziati autunnali con gli omologhi americani.

La tela italiana

A tessere la rete diplomatica è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, insieme al segretario di Stato Marco Rubio. Con loro anche i ministri dell’Agricoltura e delle Imprese, Francesco Lollobrigida e Adolfo Urso, rispettivamente in contatto con Brooke Rollins e Howard Lutnick. Ma il pressing italiano si è mosso su più fronti, anche grazie a fidatissimi della premier come Carlo Fidanza, capo-delegazione degli eurodeputati di Fratelli d’Italia, che ha discusso il dossier con il team del vicepresidente JD Vance e con congressmen americani desiderosi di fermare le tariffe contro i prodotti italiani.

Già a fine novembre era arrivata a Trump una lettera ufficiale della Delegazione del Congresso per le relazioni Italia-USA – guidata da Rosa De Lauro e Michael Rulli – per avvertire che i dazi «avrebbero fatto più male che bene agli americani e agli interessi del Paese».

Nella recente telefonata, Meloni ha solo accennato al tema dei dazi USA, concentrandosi invece su Ucraina e scenario mediorientale. Sulla crisi ucraina ha ribadito: «Sulle cessioni territoriali il governo di Kiev deve poter dire la sua, ma Roma farà la sua parte per mediare». Italia resta ferma nell’opposizione all’invio di truppe, ma pronta ad aumentare l’addestramento dei militari ucraini.

Addestramento e crisi internazionali

Per Gaza, l’impegno italiano sarà quello di formare centinaia di poliziotti palestinesi in Giordania a partire da gennaio. Se l’invio di soldati italiani richiederebbe un sì parlamentare, la premier punta a garantire all’Italia un ruolo di primaria importanza nel “Board of Peace” annunciato da Trump.

Sullo sfondo, resta forte la preoccupazione di Meloni per il destino di Alberto Trentin, il cooperante italiano detenuto da oltre un anno in Venezuela. Con la tensione in aumento tra Washington e Caracas, i contatti tra Palazzo Chigi e la Casa Bianca sono stati intensificati anche su questo delicato dossier.


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