05.01.2026
12 Street, Rome City, Italy
Politics

«Manteniamo la coesione». Preoccupazione per i missili in Bielorussia. Oggi in Cdm il decreto per Kiev


Un anno fa, Giorgia Meloni si era recata in missione super segreta a Mar-a-Lago per strappare a Donald Trump la promessa di un impegno diretto degli Usa per la liberazione della giornalista italiana Cecilia Sala, illegittimamente detenuta in Iran. Giocando d’azzardo, ma incassando uno dei più grandi successi diplomatici del suo governo. Un anno dopo, assieme agli altri leader europei, la premier guarda con preoccupazione alla residenza del tycoon a Palm Beach, dove Volodymyr Zelensky viene accolto, ma solo dopo una telefonata di un’ora e mezzo tra Trump e Vladimir Putin. E se è vero che per far la pace bisogna essere in due, altrettanto vero è che tra le poche certezze delle cancellerie europee c’è la consapevolezza pressoché granitica che il presidente americano propenda per una delle due parti in causa, opposta a quella sostenuta dagli europei. Quando nel Vecchio Continente è già sera, tutti i riflettori sono puntati su Mar-a-Lago, dove si attende l’esito di un confronto blindato. Al seguito, Meloni e gli altri leader si sono collegati alla residenza di Trump per fare il punto. La premier ha nuovamente «ricordato l’importanza della coesione tra partner in un momento in cui il processo negoziale segna passi in avanti», ribadendo «l’esigenza di mantenere la massima convergenza sui temi che toccano gli interessi vitali dell’Ucraina e dei suoi partner europei». Leggi sicurezza. Meloni è preoccupata, vede spiragli ma è vivo il timore di darla vinta a Putin. Nella nota diramata da Palazzo Chigi al termine della call, si chiede non a caso alla Russia di «dare prova di senso di responsabilità e apertura al negoziato, mostrando una reale volontà di giungere alla cessazione delle ostilità».

A toglierle il sonno alla premier, è anche la notizia dei nuovi missili a capacità nucleare schierati da Mosca in un’ex base aerea nella Bielorussia orientale. Uno sviluppo inquietante che potrebbe rafforzare la capacità della Russia di attaccare in tutta Europa. E un motivo in più, ragiona Meloni, per tenere saldamente a bordo gli States, al netto delle intemperanze di Trump. In una guerra che per l’Ue rischia di essere insostenibile, militarmente ed economicamente. Non solo. «Sarebbe assurdo — ragionano fonti di governo — restare fuori dalla partita della ricostruzione dopo che l’Europa, Italia compresa, ha sostenuto la causa ucraina pagando un prezzo altissimo, anche in termini economici». Inquieta inoltre, last but not least, il nuovo scandalo di tangenti che vede coinvolti diversi parlamentari ucraini, e che rischia di fiaccare Zelensky ancor più di quanto non sia già. Per il resto, Meloni resta sulla rotta seguita sinora: no a soldati italiani in Ucraina, sostegno a Kiev fin quando ce ne sarà bisogno, garanzie solide per blindare la pace, lasciare gli ucraini decidere del loro territorio. E, ça va sans dire, tenere saldo il fronte comune con gli States. «L’Europa ha una partita importante da giocare — dice Antonio Tajani, ospite di Zona Bianca — dobbiamo essere uniti insieme agli Usa, possiamo essere un grande interlocutore per chiudere una stagione di guerra».

IL CDM

Intanto oggi arriverà il via libera al decreto per gli aiuti a Kiev. Il dl s’ha da fare, nessuno lo ha mai messo in dubbio al netto delle dichiarazioni brutali piovute dal Carroccio. Matteo Salvini e i suoi hanno comunque piantato le loro bandierine, ottenendo che nella legge cornice per proseguire nell’invio di aiuti all’Ucraina per un altro anno ci fosse un riferimento chiaro ai negoziati di pace capitanati dagli Usa e agli aiuti ai civili, che a dirla tutta hanno sempre fatto parte del pacchetto. Ma verba volant, scripta manent, e nulla quaestio a metter nero su bianco che l’Italia non invierà all’Ucraina solo armi, cingolati e munizioni, ma anche aiuti umanitari, logistici e energetici, come sempre fatto in questi quattro anni di guerra. A questo fine il testo è stato rimodulato: la bozza si compone di tre articoli, con un riferimento al carattere di «priorità» da dare agli aiuti civili e alle armi “difensive”. Altra novità rispetto al passato, l’obbligo di una copertura assicurativa e sanitaria per i giornalisti freelance impegnati nelle aree di conflitto.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Leave feedback about this

  • Quality
  • Price
  • Service
[an error occurred while processing the directive]