28.10.2026
12 Street, Rome City, Italy
Economy

Manovra, sulle banche trattativa al buio. Maggioranza divisa, lunedì vertice a Chigi


La nuova richiesta di 5 miliardi al comparto finanziario riapre il confronto tra banche e governo. «La manovra è assolutamente non concordata, diversamente da quanto avvenuto negli ultimi due anni», ha detto Gianfranco Torriero, vicedirettore generale vicario dell’Abi, a margine della presentazione del rapporto mensile dell’associazione bancaria. Un richiamo esplicito alle parole del presidente Antonio Patuelli, che venerdì da Napoli aveva contestato la disparità di trattamento tra categorie economiche: «Nella Costituzione non c’è scritto che alcuni debbono essere mazzolati».

La mossa divide la maggioranza. Di qui Matteo Salvini che blinda la scelta e torna a picchiare sugli istituti. Definisce «sorprendenti» le parole di Patuelli e passa a sciorinare numeri: «Quest’anno si prevedono profitti per oltre 50 miliardi di euro, nel frattempo tra il 2022 e il 2025 le banche hanno chiuso 2510 sportelli e lasciato a casa 12900 dipendenti». Di qua Antonio Tajani che pianta paletti: no «un’aggressione violenta».

Spetterà alla premier Giorgia Meloni trovare una mediazione lunedì, durante il vertice di maggioranza sulla Manovra che chiamerà a rapporto i vice e il capo di Noi Moderati Maurizio Lupi. Occasione per fare i conti con Giorgetti: tolta la flessibilità per energia e difesa restano poco più di 9 miliardi. Ergo tutto non si può fare: il taglio dell’Irpef per il ceto medio cui Forza Italia non vuole rinunciare e gli aiuti ai giovani sponsorizzati da FdI.

Le banche tuttavia restano il vero nervo scoperto. Meloni è orientata a un compromesso: un contributo «volontario», cercando di escludere prelievi o ulteriori tasse. Ipotesi a cui lo stesso Tajani, che ieri ha avuto un colloquio sul tema con il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, è pronto ad aprire. In tutto il governo punta a chiedere 4 miliardi alle banche e un miliardo alle assicurazioni.

Resta il malumore degli istituti per tempismo e modalità dell’esborso richiesto. Il punto, nelle valutazioni raccolte tra gli operatori, non è tanto la sostenibilità economica del nuovo contributo, quanto il metodo seguito dal governo e la riapertura di una partita che il settore riteneva già regolata. «Come abbiamo aumentato il gettito per lo Stato sia con la legge di bilancio 2025 che con la legge di bilancio 2026, con l’impegno concordato per un periodo di tre anni — ha ricordato Torriero — Quando si fanno accordi, andrebbero sempre rispettati».

Il riferimento è al pacchetto di misure concordato lo scorso anno, che vale circa 10,2 miliardi di euro, e agli interv<|diff_marker|>i introdotti nel 2024, per circa altri 4,9 miliardi. Una serie di interventi che riguarda strumenti fiscali diversi: l’Irap è aumentata strutturalmente per un triennio di 200 punti base dal 4,65 al 6,65%; l’Ires è rimasta al 27,5% (24% per le altre imprese), ma la manovra è intervenuta sulla deducibilità degli interessi passivi e sullo slittamento delle svalutazioni dei crediti. Infine è stato imposto un differimento degli effetti legati alle attività per imposte anticipate (Dta).

Ora, però, nel Documento programmatico di bilancio 2027 compare un nuovo obiettivo di 5 miliardi di «altre entrate» a carico del comparto finanziario. Una cifra che porterebbe il conto nel triennio a oltre 15 miliardi di euro, ma che al momento, non corrisponde ad alcuna misura fiscale già definita: mancano i testi e le norme che devono indicare come reperire le risorse e come distribuire il prelievo tra banche, assicurazioni e gli altri operatori interessati. Anche per questo, prevale la cautela in attesa di conoscere la formulazione definitiva degli interventi, mentre il quadro della manovra resta legato anche ai margini di flessibilità che arriveranno dall’Ue.

Gli addetti ai lavori hanno iniziato a fare le prime ipotesi. E sono convinti che per le banche tra gli interventi allo studio ci sia un ulteriore aumento dell’Irap che — almeno per un anno — potrebbe salire al 7,65%, un punto percentuale in più. Sul tavolo ci sarebbe anche l’ipotesi di un aumento dell’aliquota Ires in alternativa a un nuovo intervento sulla base imponibile. Ma non sono da escludere neppure nuovi provvedimenti per far slittare in avanti negli anni il riscatto degli crediti fiscali, così come le svalutazioni.

Gli analisti di Equita hanno già definito «gestibile» l’impatto dell’eventuale manovra, una lettura condivisa anche dal mercato finanziario che non ha reagito bruscamente all’idea di nuove tasse. Le banche stesse — a quanto emerge — non sono preoccupate dal quantum del provvedimento allo studio del governo, tuttavia per il comparto la questione non si esaurisce con il versamento di un contributo. Per il settore finanziario, l’idea di rimettere in discussione un’intesa pluriennale — definita da una fonte «tombale» — apre un problema di certezza delle regole e di affidabilità degli impegni pubblici. Il timore è che un precedente di questo tipo possa estendersi, in futuro, ad altri comparti produttivi.

La questione, poi, riguarda anche gli azionisti di banche e assicurazioni sui quali ricade parte del costo delle misure, e che dovrà essere valutata tenendo conto delle caratteristiche del settore bancario, sottoposto alla vigilanza europea e centrale nel finanziamento del debito pubblico italiano, con oltre 400 miliardi di euro di titoli di Stato in portafoglio.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Leave feedback about this

  • Quality
  • Price
  • Service
[an error occurred while processing the directive]