28.10.2026
12 Street, Rome City, Italy
Politics

lontanissimi sulle idee, ma vicini nella vita


Una delle immagini destinate a restare ritrae due anziani in carrozzina, affiancati, su un terrazzo romano inondato dal sole. Emma Bonino e Papa Francesco. Lei, storica leader radicale, protagonista delle battaglie per l’aborto e per il fine vita; lui, il Pontefice che su quei temi aveva ribadito fino alla fine la posizione della Chiesa. Due biografie lontanissime, quasi opposte, riunite al tramonto della vita da un rapporto personale che non aveva cancellato le divergenze, ma aveva semplicemente imparato a non farsene imprigionare. Era il novembre del 2024 quando Francesco decise di andare personalmente a trovare Bonino nella sua casa di Roma. L’ex ministro era appena rientrata dopo settimane difficili: il 17 ottobre, per una crisi respiratoria, era stata ricoverata in terapia intensiva all’ospedale Santo Spirito, quindi trasferita in una struttura privata e infine dimessa. Quando le dissero che il Papa voleva farle visita, Bonino non si stupì più di tanto. Il loro rapporto durava ormai da anni ed entrambi sapevano perfettamente dove passavano le linee sulle quali non si sarebbero mai incontrati.

Aborto, eutanasia, concezione della vita e della sua indisponibilità: le distanze restavano profonde e non erano mai state attenuate per rendere più semplice il rapporto.

Erano state, semmai, lasciate sullo sfondo. Perché esistevano altri terreni sui quali il radicalismo sociale di Bonino e il pontificato di Francesco avevano finito più volte per incrociarsi: migranti, carceri, povertà, periferie, diritti delle persone più vulnerabili.

Quel pomeriggio Francesco arrivò portando un mazzo di rose e una scatola di cioccolatini. Le rose finirono subito nel vaso di cristallo che compare nella fotografia scattata sul terrazzo. Il saluto fu «cerea», l’antica espressione piemontese che entrambi riconoscevano come parte delle proprie radici.

«Di Papa Francesco emerge sempre l’aspetto umano straordinario», avrebbe raccontato Bonino. «Sono rimasta molto colpita dalla forza e comprensione dimostratami già dal suo saluto “cerea”, tipico piemontese, per le nostre origini comuni». Ma soprattutto ricordò una frase che Bergoglio le aveva rivolto personalmente: essere «un esempio di libertà e resistenza». «Mi ha riempito di gioia», disse.

Di che cosa parlarono davvero, seduti l’uno accanto all’altra sul terrazzo? Bonino avrebbe liquidato la curiosità dei giornalisti con la consueta semplicità: del più e del meno. Forse anche della vecchiaia, della malattia, della fatica di due corpi che ormai costringevano entrambi alla carrozzina. Quando lasciò l’appartamento per tornare in Vaticano, Francesco disse soltanto di avere avuto «un bel colloquio» e di avere trovato Bonino molto bene.

La fotografia acquistò così un significato che andava oltre la visita privata. Non raccontava una convergenza politica né tantomeno una riconciliazione delle rispettive posizioni sui grandi temi della bioetica. Raccontava piuttosto un metodo tipico di Francesco: distinguere le idee dalla persona, mantenere aperta una relazione anche quando il dissenso resta radicale.

Del resto, quella visita non era un episodio isolato. I rapporti tra Bergoglio e Bonino risalivano almeno al 2015. Il 4 novembre di quell’anno l’ex ministro degli Esteri aveva partecipato all’udienza generale nell’Aula Paolo VI insieme al procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino e alla psicoterapeuta Maria Rita Parsi, per presentare le iniziative della fondazione «La Fabbrica della Pace» rivolte ai bambini profughi.

Sempre nel 2015 Francesco le aveva telefonato personalmente quando aveva saputo del tumore ai polmoni contro il quale Bonino stava combattendo. L’anno successivo, l’8 novembre 2016, l’aveva ricevuta in udienza privata nel Palazzo Apostolico. Anche allora il terreno comune era stato chiarissimo: secondo la comunicazione vaticana, il colloquio si era concentrato soprattutto sui flussi migratori, sull’accoglienza e sull’integrazione.

Fu proprio per il lavoro sull’immigrazione che Francesco arrivò a elogiare pubblicamente Bonino. Durante un incontro a Santa Marta con il direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, la indicò tra le personalità italiane che stimava per l’impegno sociale, affermando che aveva «offerto il miglior servizio all’Italia per conoscere l’Africa».

Era una frase destinata inevitabilmente a provocare discussioni nel mondo cattolico. Per una parte della Chiesa, Emma Bonino restava infatti indissolubilmente associata alle campagne radicali sull’aborto e, più in generale, alle battaglie sui diritti civili che l’avevano spesso collocata agli antipodi del magistero cattolico. Francesco non ignorava affatto questa storia e non la assolveva politicamente. Sceglieva però di riconoscere pubblicamente ciò che riteneva meritorio senza trasformare il dissenso su tutto il resto in una scomunica della persona.

È probabilmente questa la chiave per leggere anche l’ultima fotografia dei due sul terrazzo. Sarebbe sbagliato utilizzarla per sostenere che le distanze fossero scomparse. Su aborto ed eutanasia non lo furono mai. Francesco continuò a esprimersi con parole durissime sull’interruzione volontaria della gravidanza e sulla morte medicalmente provocata; Bonino non rinnegò le battaglie che avevano segnato la propria vita politica. Eppure continuarono a parlarsi.


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Leave feedback about this

  • Quality
  • Price
  • Service
[an error occurred while processing the directive]