11.03.2026
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Economy

La roadmap della nuova Europa, dall’energia ai mercati: ecco tutte le misure


L’accordo su cosa fare c’è. Una lista serrata di cadenze pure. Adesso, all’indomani del “ritiro” nel castello fiammingo di Alden Biesen, tocca decidere come (ed eventualmente con chi) andare avanti. Dai prossimi giorni fino a fine giugno, Bruxelles e le capitali dei Ventisette saranno impegnate in una maratona per definire i contorni della nuova Europa della competitività; misure che andranno poi approvate dal Parlamento Ue e dai governi riuniti nel Consiglio. Si va dalla attrazione negli appalti pubblici per ciò che è prodotto nell’Unione a una burocrazia più agile al servizio delle imprese, da regole meno rigide sulle concentrazioni che consentono la creazione di “campioni” Ue fino a una vera integrazione dei mercati finanziari per convertire il risparmio privato in investimenti. «I leader hanno accettato la sfida posta da Enrico Letta (autore di un report in materia, ndr) di passare da un mercato unico incompleto a un solo mercato per tutta l’Europa. È urgente e dobbiamo farlo tra 2026 e 2027», ha detto il presidente del Consiglio europeo António Costa, paragonando la nuova riscossa Ue al salto di qualità compiuto un anno fa con la difesa. Il primo test sarà il 19 marzo, in occasione del prossimo summit dei capi di Stato e di governo. Prima e dopo, arriveranno sul tavolo le misure concrete di quella che si delinea come la “roadmap” per la competitività. Vediamole nel dettaglio.

Febbraio: “Compra europeo”

Già il 25 febbraio dovrebbe arrivare il primo tassello. Per quei dati, dopo una serie di rinvii e di correttivi, è previsto che la Commissione sveli il suo “Industrial Accelerator Act”, provvedimento che dovrà segnare un punto di equilibrio tra le richieste francesi di protezione dell’industria continentale e le istanze italo-tedesche di apertura agli scambi e tutela delle filiere più integrate. Il braccio di ferro riguarda il perimetro che avrà la definizione di “made in Europe”: da questa etichetta dipenderà, infatti, la possibilità di preferire le forniture prodotte nell’Unione a discapito di quelle provenienti da fuori Ue. O quasi. C’è ampio consenso sulla necessità di utilizzare il principio del “Buy European”, ha sintetizzato Costa, «ma utilizzandolo in settori strategici selezionati in modo proporzionato e mirato e dopo un’attenta analisi economica». È il compromesso che potrebbe mettere d’accordo tutti: protezione sì, ma solo per quei comparti più esposti alla concorrenza impari provenienti dall’estero, che andranno elencati chiaramente. E il trattamento di favore andrà esteso ai Paesi partner «più affidabili», a cominciare ad esempio da Regno Unito e Norvegia.

Marzo: “EU Inc.” e prezzi dell’elettricità

«Le imprese che vogliono crescere incontrano delle difficoltà nel nostro mercato», che è in realtà un insieme di 27 mercati, ha riconosciuto Ursula von der Leyen. Per questo, il prossimo mese il presidente della Commissione alzerà il velo su quello che nel gergo brussellese è noto come “28° regime”, cioè uno statuto agile di diritto societario ulteriore rispetto a quelli già esistenti in ogni Paese. E se non tutti i governi dovessero starci, si potrà iniziare anche solo con un gruppo di volenterosi. Si chiamerà “EU Inc.”: «Ovunque ci si trova nell’Unione, si potrà aprire digitalmente, e in 48 ore, un’impresa, che sarà soggetta a una disciplina semplice e valida in tutta l’Ue». Entro marzo, Bruxelles punta a identificare poi «delle opzioni» per una (possibile) revisione del mercato elettrico. Nulla di deciso, stavolta, ma il problema dei costi in bolletta che frenano la redditività aziendale è ben chiaro. In sostanza, si vuole valutare se l’attuale meccanismo di formazione dei prezzi vada modificato per ridurre l’impatto dei costi (più alti) del gas sull’energia generata da fonti più convenienti come le rinnovabili e il nucleare.

Aprile: Riforma delle fusioni

Per lungo tempo, il “derby” sul diritto della concorrenza a Bruxelles ha contrapposto i fautori della linea dura e pura che vede nella competizione a tutto spiano un modo per abbassare i prezzi e dare più potere ai consumatori e (pochi, ma sempre più assertivi) sostenitori della necessità di dotare l’Ue, accanto a regole antitrust, anche di una strategia industriale per consentire lo sviluppo di autentici “campioni” in grado di misurarsi con il resto del mondo. Con la competitività che è diventata un affare globale e non più solo tra le imprese del continente, i termini dell’equazione sono cambiati. La Commissione ne prenderà atto ad aprile, quando manderà ai governi una bozza di riforma delle regole sulle fusioni in alcuni ambiti strategici. «In settori come le telecomunicazioni, dobbiamo consentire un certo grado di consolidamento per raggiungere i livelli necessari di investimento e innovazione», ha spiegato Costa.

Giugno: Mercato unico dei capitali

Il completamento dell’integrazione finanziaria Ue è ostaggio dei veti nazionali da più di un decennio. Ma non si può più aspettare, hanno concordato i leader ad Alden Biesen: entro giugno andrà completata l’unione dei mercati dei capitali, comprese le norme comuni su una vigilanza centralizzata e sulla cartolarizzazione. Senza un accordo entro giugno su questi aspetti, si procederà con chi ci sta, con una “cooperazione rafforzata”, cioè un’alleanza di almeno nove Paesi (su 27) decisi ad andare avanti per questa strada. La posta in palio è alta, ha ammesso von der Leyen: «un mercato dei capitali liquidi» è indispensabile per attirare i risparmi privati ​​e convogliarli in investimenti che rafforzino l’industria europea.


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