28.10.2026
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Science

Isola d’Elba, scoperti sui fondali un dolium romano e i resti di un misterioso relitto


I fondali dell’Isola d’Elba continuano a restituire testimonianze del passato. Durante le attività di monitoraggio del patrimonio archeologico subacqueo sono emersi un dolium di epoca romana, un grande contenitore in terracotta utilizzato nell’antichità per trasportare o conservare vino, olio, grano e legumi, e i resti di un possibile relitto la cui origine è ancora da determinare.

Le operazioni di monitoraggio

Le scoperte sono avvenute nell’ambito delle attività promosse dalla Soprintendenza ABAP (Archeologia, Belle Arti e Paesaggio) per le province di Pisa e Livorno, insieme al Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Firenze e al Nucleo Carabinieri Subacquei di Genova.

Un dolium romano sul fondo del mare

Particolarmente interessante è il dolium romano. Il reperto potrebbe essere collegato alle cosiddette navi a dolia, imbarcazioni mercantili utilizzate tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. per trasportare vino sfuso lungo le principali rotte commerciali del Mar Tirreno. Questi grandi recipienti venivano sistemati direttamente all’interno delle navi e permettevano di movimentare notevoli quantità di prodotto attraverso il Mediterraneo.

Il relitto misterioso

Accanto al reperto romano, gli archeologi stanno studiando anche i resti di un possibile relitto, lungo circa cinque metri e largo due. La struttura è quasi completamente ricoperta dalla mucillagine, condizione che rende più complesse le operazioni di osservazione e analisi.

Sono stati individuati elementi strutturali in legno e chiodi in bronzo, ma per il momento non è stato possibile stabilire con certezza l’epoca dell’imbarcazione. Secondo le prime valutazioni, il relitto potrebbe risalire a un periodo compreso tra la tarda antichità e il Medioevo.

Indagini in corso e nuove prospettive

Le indagini nei fondali dell’Arcipelago Toscano proseguono dallo scorso maggio e interessano in particolare l’area marina compresa tra il Canale di Piombino e le isole dell’arcipelago. L’obiettivo è verificare lo stato di conservazione dei siti sommersi e dei reperti già censiti, ma anche approfondire le nuove segnalazioni, che spesso arrivano proprio dai subacquei.

Il mare dell’Arcipelago Toscano rappresenta infatti un eccezionale giacimento di beni archeologici, capace di conservare tracce delle rotte e dei traffici che per secoli hanno attraversato il Tirreno. Le ricerche non si fermano: la Soprintendenza ha già previsto per l’autunno 2026 una nuova campagna di indagini subacquee.

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