29.10.2026
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Politics

inserire al Senato l’alternanza di genere


ROMA Lo hanno già ribattezzato il «lodo Ignazio». E lui l’ha presa sul serio. Parliamo di Ignazio La Russa e il lodo serve a salvare il governo da un nuovo scivolone in Parlamento sullo Stabilicum e sulle famigerate preferenze. Voci da Palazzo Madama: il presidente del Senato e veterano di Fratelli d’Italia è al lavoro per sminare il percorso della legge elettorale. Nelle ore del caos alla Camera, con i fucili dei franchi tiratori ancora fumanti, La Russa predicava calma: «Si può fare un intervento chirurgico sulle preferenze al Senato».

Ebbene, raccontano che «Gnazio», come lo chiamano gli amici più stretti, abbia preso in mano il bisturi. Il compromesso per venire incontro al vasto e variegato partito contrario alle preferenze consisterebbe in un ritocco all’emendamento firmato alla Camera — e poi impallinato — da FdI, Udc e Noi moderati. E il ritocco farebbe venir meno uno degli elementi più controversi di quella proposta, reinserendo l’alternanza di genere cancellata all’ultimo dai firmatari dell’emendamento del centrodestra finito nell’occhio del ciclone. Un’ipotesi è prevedere una quota minima di alternanza, ancora da definire, solo per i capilista bloccati, lasciando libertà di scelta per le altre preferenze esprimibili. Ricalcando così in parte la proposta condensata dalle opposizioni nel subemendamento firmato dalla deputata di Avs Luana Zanella. Work in progress. La Russa ha fatto intanto sapere ai capigruppo della maggioranza al Senato, e così delle opposizioni, che una mediazione possibile è allo studio. Peraltro il ritocco interverrebbe su un terreno delicatissimo, l’elezione delle donne in Parlamento, e su una norma che potrebbe aver convinto nel segreto dell’urna diverse donne a destra a «fucilare» le preferenze.

Il compromesso

Difficile dire se il compromesso sarà digerito dalla premier Giorgia Meloni che ancora non ha deciso il da farsi al Senato. L’unico input per ora spedito dalla leader ai suoi è di «fare in fretta» con l’approvazione dello Stabilicum. E non è un caso se un fedelissimo come Andrea De Priamo, presidente della Commissione affari costituzionali dove la riforma è stata trasmessa due giorni fa, ha già predisposto una tabella di marcia serrata. Martedì sarà incardinata in Commissione. La settimana successiva partiranno le audizioni chieste dalle opposizioni (o almeno una parte) e l’obiettivo è far partire la discussione generale prima della pausa estiva. Con una deadline categorica per l’approvazione a Palazzo Madama: tra il 10 e il 15 settembre. Una corsa contro il tempo. «Giorgia vuole portare a casa la riforma a tutti i costi» giura chi ci ha parlato in queste ore. Ma resta il nodo delle preferenze. E di cosa fare di quell’emendamento silurato fra le grida selvagge di gioia delle opposizioni a Montecitorio. Per ora la premier manda avanti Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, che ha già annunciato un emendamento a firma del suo partito per rilanciare le preferenze al Senato.

E i «Fratelli»? Forzeranno la mano, sfidando i «franchi tiratori» con il voto palese previsto a Palazzo Madama? In verità anche il partito della premier, proprio come Forza Italia e Lega, non è una falange oplitica. E c’è chi ha fatto pervenire dubbi e rimostranze a Giovanni Donzelli e Arianna Meloni, i «dioscuri» di via della Scrofa, in una serie di telefonate: «Abbiamo vinto, perché dobbiamo stravincere?». Nessuno ovviamente oserebbe sfidare gli ordini della premier a volto scoperto, ben conoscendo gli onorevoli di FdI la pena prevista: espulsione.

Ma intanto sale il pressing per evitare un muro contro muro che rischia di spaccare alla luce del sole anche le pattuglie parlamentari di Lega e FI. Meloni ci pensa. Intanto La Russa offre una mediazione. Un lodo per frenare sul nascere la «rivolta rosa» contro le preferenze.


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