Il tasso di occupazione in Italia, al 63%, è arrivato al suo massimo storico, con oltre 24 milioni di occupati. Mentre quello di disoccupazione è sceso al 5,7% a novembre. Ad essere occupati sono soprattutto gli over 50, ma funzionano sempre di più le decontribuzioni, se al 100% a favore delle imprese e per categorie, in primis per assumere giovani e donne. Sgravi fiscali su cui bisognerebbe puntare con più forza. A sottolinearlo sono stati ieri i vertici dell’Inps, a partire dal presidente Gabriele Fava, presentando il 23° Rapporto annuale dell’Istituto presso la sede romana di Confindustria.
Le sfide
Per la prima volta, si legge nel Rapporto, è stato superato il numero di ore lavorate del 2007, anno di picco prima della doppia recessione. Rimangono tuttavia, spiega l’Istituto, elevati divari territoriali, di genere e generazionali, mentre gli stipendi sono ampiamente sotto la media Ue e ci sono ancora troppi contratti precari. Più nel complesso il documento, secondo Fava, «evidenzia la solidità dell’Istituto e un sistema previdenziale sempre più sostenibile».
Tuttavia, per il presidente, per assicurare la piena sostenibilità serve «un sistema produttivo competitivo, perché la sostenibilità previdenziale nasce dall’occupabilità, non dall’assistenza: per questo serve una nuova alleanza con le imprese, matura, collaborativa e trasparente, per aumentare la produttività e far crescere il Paese». Il dialogo di Inps con le imprese passa anche da «nuove iniziative che stiamo portando avanti, come le ispezioni con controllo preliminare della regolarità contributiva delle aziende», ha ricordato Fava, che poi ha aggiunto: «Lanceremo a breve lo sportello grandi contribuenti e una vigilanza più collaborativa verso chi vuole fare impresa sana».
Secondo Lucia Aleotti, vicepresidente per il centro studi di Confindustria, «le imprese stanno reagendo bene alle sfide mondiali in tempi duri, ma servono più politiche per attrarre il lavoro qualificato, come quelle per il rientro dei cervelli». Mentre per Maurizio Marchesini, vicepresidente di Confindustria, «vanno affrontate questioni strutturali: in primis il calo demografico, poi la frammentazione contrattuale e il costo del lavoro». È stato quindi ribadito il “no” al salario minimo.
Gli strumenti
Nel 2024, si legge poi nel Rapporto Inps, gli assicurati all’Istituto hanno superato i 27 milioni, in aumento di 400mila unità sul 2023. Le crescite più marcate riguardano le lavoratrici (+6,7%) e gli under 34 (+11,2%).
L’ultimo Osservatorio sul mercato del lavoro conferma quindi la tendenza in atto dal 2021: a settembre 2025 il saldo annualizzato delle posizioni nel privato è positivo per oltre 357mila rapporti, l’89% stabili. L’intensità del lavoro è stabile. La nascita del primo figlio, si legge ancora nel Rapporto, influisce poi negativamente sulle retribuzioni annue delle madri, ma non su quella dei padri. Con il congedo di maternità si registra un calo del 16%, con il recupero che arriva solo dopo tre anni. Per i padri, invece, l’allargamento della famiglia non influisce negativamente sui redditi con, a 7 anni dalla nascita, un incremento del 50%.
Quanto alle decontribuzioni, come fatto notare dal direttore studi e ricerche dell’Inps, Gianfranco Santoro «il primo salto rilevante delle assunzioni c’è stato nel 2015 con l’esonero contributivo triennale» del governo Renzi. Poi, ha aggiunto, una stabilizzazione «con l’adozione di altre misure di decontribuzione meno importanti, ma comunque di sostegno all’occupazione». In questo quadro, ha spiegato, «le agevolazioni contributive per l’assunzione di donne e giovani hanno un effetto importante sul mercato del lavoro». Mentre, ha concluso, «non si vedono effetti sostanziali per quanto riguarda la decontribuzione Sud, nella misura in cui era per tutti i contratti di lavoro e al 30%».
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