ROMA L’hanno già ribattezzata «la carica dei quattrocento». Sono i fogli ammassati sulla scrivania di Giorgia Meloni. Come sulle scrivanie di Alfredo Mantovano e Carlo Nordio. Quattrocento casi di malagiustizia. Selezionati con un lavoro certosino che va avanti da mesi tra Palazzo Chigi e via Arenula.
Giudici che sbagliano e quando sbagliano non pagano mai. Sentenze contraddittorie, monche, errori processuali costati la libertà e la vita a centinaia di italiani. E non solo italiani. La premier ha chiesto carburante per l’ultimo miglio della campagna elettorale per la separazione delle carriere di giudici e pm. Cosa c’è di meglio di un plico di fogli che sfiora il soffitto e racconta con nomi e cognomi e dovizia di particolari le “vittime” della giustizia italiana? Il dossier è ultimato e la caccia si è fermata a un numero simbolico: quattrocento.
L’elenco
Sono i casi individuati dallo staff della premier e dal tandem Nordio-Mantovano per raccontare cosa non va nel sistema giudiziario italiano che la riforma promette di rivoluzionare dal Csm in giù. L’analisi giuridica e uno spietato tatticismo politico si mescolano senza soluzione di continuità nel “dossier” riservato approntato dal governo per tirare la volata al fronte del sì.
Un esempio? Tanti dei casi selezionati con fatica amanuense dai collaboratori della premier riguardano migranti irregolari. Nulla di strano, si dirà: gran parte del duello fra governo e toghe si gioca proprio sui provvedimenti di trattenimento dei migranti nei Cpr e in carcere, annullati dai tribunali. Invece no: in questo caso i migranti non sono protagonisti della “malagiustizia” italiana, sono le vittime. Maltrattati, dimenticati, costretti a restare oltretempo in carcere per un errore, una svista o la semplice incuria del magistrato di sorveglianza di turno.
La lista non è ancora stata dischiusa ma c’è chi scommette che potrebbe rientrarvi il caso eclatante di Maisoon Majidi, l’attivista curdo-iraniana arrestata al suo arrivo su una barca nel 2023, imputata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, dunque assolta solo all’inizio del 2025 dopo un processo pieno di errori, sviste, traduzioni sbagliate. E ancora, nel setaccio del governo sono finite decine di ordinanze di custodia cautelare emesse dai giudici contro stranieri rivelatisi poi assolutamente estranei ai fatti contestati.
Il governo ingaggia i migranti nella sfida alle toghe? Forse è troppo ma la malizia politica non è mancata a chi ha riempito il file Excel di 400 caselle. Partirà allora dal plico sulla malagiustizia la controffensiva di Meloni decisa a osare e ad esporsi di più, da qui al 22 marzo, per allargare la forbice dei sondaggi che danno il sì e il no a poca distanza. Nomi, volti e date da riversare nell’etere dei social network, giorno dopo giorno, o da richiamare sui palchi approntati dal centrodestra per lo sprint finale. La campagna è già entrata nel vivo.
Il dibattito
E nonostante il monito di Sergio Mattarella e l’invito della stessa Meloni a stare «sui contenuti» della riforma si fa sempre più politica. «È fisiologico che ci sia una certa radicalizzazione della propaganda» rifletteva ieri Mantovano al convegno «La sicurezza oggi» di Libero. «Sconcerta che i toni più estremi vengano espressi non dai partiti dell’opposizione, che semmai vanno a ruota, ma da esponenti della magistratura associata e non solo».
Cauto Matteo Piantedosi da Roma: «A volte i toni tendono a inasprirsi, come è normale che sia in democrazia, da una parte e dall’altra» sospira il ministro dell’Interno. E se dalla Lega la responsabile della giustizia Simonetta Matone bacchetta Nordio per la sua «improvvida» uscita sul Csm «paramafioso», «confonde ciò che si può dire in un salotto e pubblicamente», dalle opposizioni sale il pressing. «Il governo vuole mettere il potere giudiziario sotto quello politico» tuona la segretaria del Pd Elly Schlein. Squilli di tromba di una sfida che si preannuncia ad alta tensione. Circolano gli ultimi sondaggi. Secondo Youtrend, con un’affluenza alta (vicina al 60%) vincerebbe di poco il Sì. Con un’affluenza bassa, il risultato si ribalterebbe. Meloni prepara il comizio conclusivo, il governo è pronto a suonare la carica contro la “malagiustizia” italiana. La carica dei quattrocento.
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