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in campo intelligence e Vaticano. E la premier sente Machado


Una domenica di lavoro sul caos venezuelano e sul destino del cooperante italiano Alberto Trentini, rinchiuso da più di un anno nel carcere del Rodeo senza regolare processo. Giorgia Meloni è stata tra i primi leader europei a commentare il blitz di Trump contro Maduro, un atto «legittimo» e di natura «difensiva» contro il narcotraffico guidato dal dittatore. Ora torna a rompere gli indugi e guarda al futuro di Caracas. A metà pomeriggio telefona a Maria Corina Machado, la premio Nobel per la pace e volto dell’opposizione al regime esclusa dalle scorse elezioni. Una chiamata, fa sapere Palazzo Chigi in serata, che si incentra sulla «transizione pacifica e democratica in Venezuela».

MELONI CON MACHADO

Machado è stata scaricata in diretta tv da Trump. In conferenza stampa, a poche ore dall’operazione “Alto Impatto”, il presidente americano (già aspirante al Nobel) l’ha definita una leader «poco popolare» nel suo Paese e pertanto inadatta a governare. Meloni qui si smarca dalla linea trumpiana. Sceglie anzi di legittimare la paladina della resistenza anti-Maduro, che ieri ha sentito anche il presidente francese Emmanuel Macron. «Nel corso della telefonata è stato condiviso come l’uscita di scena di Maduro apra una nuova pagina di speranza per la popolazione del Venezuela, che potrà tornare a godere dei principi base della democrazia e dello Stato di diritto» recita la nota ufficiale diramata in serata dal governo. Mentre un dossier riservato di Fratelli d’Italia spedito con il placet della premier ai parlamentari detta la linea sul futuro del Venezuela: quel che resta del regime di Maduro deve «deporre le armi» e l’unica strada percorribile è «una transizione democratica con il Presidente legittimamente eletto Edmundo González Urrutia». Ovvero lo sfidante di Maduro alle ultime presidenziali, costretto all’esilio dopo elezioni riconosciute come “truccate” da buona parte della comunità internazionale, Italia inclusa. Un tassello alla volta prende forma il posizionamento diplomatico italiano sulla crisi venezuelana. Dopo ventiquattro ore di riflessioni e qualche ripensamento. La coalizione di governo del resto è un coro polifonico sull’arresto di Maduro. Approva Forza Italia, prende invece le distanze Matteo Salvini rompendo il silenzio dopo un giorno di tentennamenti. «Per la Lega la strada maestra per risolvere le controversie internazionali e chiudere i conflitti in corso deve tornare a essere la diplomazia, rispettando il diritto dei popoli a decidere del proprio futuro» mette a verbale il segretario del Carroccio. In privato lo sfogo è ancora più netto: «La cosiddetta esportazione della democrazia non è una soluzione né prudente né saggia» dice il “Capitano” ai compagni di partito che lo cercano. Parole che fanno specie se a pronunciarle è il leader più trumpiano al governo. E Meloni? Dopo un primo placet all’operazione della Delta Force ordinata da Trump, la premier sceglie di restare prudente e sembra serrare i ranghi con gli altri leader europei. Chiama Machado, legittima come futuro leader il presidente eletto Gonzalez Urrutìa. Lo fa nelle ore in cui Trump, tra una minaccia di morte e un ultimatum, sembra invece dare una chance alla vice di Maduro Delcy Rodriguez, almeno per gestire gli affari correnti e aprire le porte al business a stelle e strisce. È una prudenza politica quella della premier, frutto di riflessioni con il suo inner circle che tengono conto degli umori della base e della sua maggioranza sul “golpe” americano. Ma a consigliare prudenza è soprattutto la delicatissima situazione di Trentini e dei cittadini italo-venezuelani rinchiusi nelle carceri del regime. Forse per questo Meloni chiede al partito di evitare sortite stampa imprudenti. «Meglio se per ora evitiamo di commentare…» scrive nella chat dei parlamentari il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami.

LA RETE PER TRENTINI

Sul dossier Trentini si concentrano gli sforzi di tutto il governo italiano. Sfoggia cauto ottimismo il ministro degli Esteri Antonio Tajani che al Tg2 dice: «Speriamo che con il cambio di regime e con l’andata via di Maduro si possa riuscire a riportarli a casa» ed è lo stesso auspicio dell’ambasciatore italiano a Caracas Giovanni Umberto De Vito. Non sono parole al vento. Per la liberazione di Trentini e degli altri connazionali si è messa in moto una vera task force. In prima fila il sottosegretario Alfredo Mantovano e nelle ultime ore, spiegano fonti qualificate, «sono stati riattivati tutti i canali possibili» per trattare con il regime venezuelano e l’amministrazione ad interim di Rodriguez. Incluso il canale Vaticano: la Santa Sede sta contribuendo seriamente alla mediazione. Nelle prossime ore Tajani potrebbe avere un colloquio con il segretario di Stato americano Marco Rubio e anche a questa telefonata sono appese le speranze per gli italiani illegalmente trattenuti in Venezuela.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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