Una telefonata definita da entrambe le parti “cordiale”, per uno scambio di auguri come prevede il galateo istituzionale. E insieme un ringraziamento non formale dopo il richiamo alla pace in Ucraina e a Gaza per cui l’Italia farà «tutto il possibile» nell’anno che si è appena aperto. Sono passate da poco le nove di sera quando Giorgia Meloni decide di chiamare Sergio Mattarella. La premier ha appena ascoltato il discorso di fine anno dell’inquilino del Colle e sceglie di esprimere anche pubblicamente «apprezzamento» per le parole usate dal capo dello Stato. Come quelle riferite al fronte internazionale che in questi giorni torna a crucciare la presidente del Consiglio: risale sempre a mercoledì una telefonata con il presidente americano Donald Trump per discutere del futuro di Kiev e del Medio Oriente.
IL FRONTE ESTERO
«L’Italia continuerà a fare tutto ciò che è possibile ad ogni livello, affinché la pace possa al più presto tornare in Ucraina, in Medio Oriente e in tutte le aree del mondo dove la guerra ha preso il sopravvento e ha soppiantato il dialogo tra le Nazioni» è il messaggio che a sua volta consegna Meloni a Mattarella. Di cui loda, richiamando il discorso del 31 dicembre, «lo sprone rivolto ai più giovani, che rappresentano il motore del cambiamento e nei confronti dei quali la cura e l’attenzione delle istituzioni devono essere massime». Da un lato all’altro dell’emiciclo le forze politiche fanno quadrato intorno al capo dello Stato e provano a mettere il cappello sulle sue parole augurali per il 2026. Dal Pd ci pensa la segretaria Elly Schlein sottolineando «l’importanza di preservare le conquiste sociali del servizio sanitario universalistico e del sistema previdenziale esteso a tutti, il diritto alla casa e a retribuzioni eque». Mentre Giuseppe Conte coglie la palla al balzo per una stoccata neanche troppo velata al governo: il Movimento Cinque Stelle, dice il presidente, «è schierato in prima linea a tutela di ciò che ci unisce nella Costituzione: pace, un lavoro giustamente retribuito, giustizia sociale e difesa di sanità pubblica, welfare e ambiente». Pausa. «Tanto più oggi, mentre scelte sbagliate rischiano di ipotecare il futuro di quei valori, di quei diritti».
LA LEVATA DI SCUDI
A destra la levata di scudi è quasi unanime. Tra i primi a commentare il tradizionale discorso del Colle il ministro della Difesa Guido Crosetto e qui lo sguardo torna sullo scenario internazionale. Ovvero sulla «necessità di una difesa comune credibile, capace di garantire sicurezza, deterrenza e prontezza operativa» e sull’impegno italiano per la pace. Scrive in una nota sempre il ministro e veterano di FdI: «Il mio augurio per il 2026 è che si consolidino i passi compiuti verso una pace giusta e duratura, fondata sul primato del diritto sulla forza e sui valori che costituiscono l’essenza della nostra identità nazionale ed europea: libertà, democrazia e solidarietà». Con un’operazione di “cherry-picking”, per dirla all’inglese, ognuno estrae il passaggio del discorso del presidente più spendibile per un tweet o un comunicato di fine anno. A destra accendono i riflettori sul richiamo alla pace, l’orgoglio e la fiducia della Repubblica a un passo dal celebrare i suoi ottant’anni di storia, la carica ai giovani rassegnati e assuefatti all’indifferenza. Così il leader della Lega batte le mani alle «riflessioni opportune e sagge» del Capo dello Stato e auspica, con un monito ad uso più interno che esterno al centrodestra, «che tocchino menti e cuori di coloro che continuano a parlare di guerra a oltranza».
Ed ecco Antonio Tajani battere sullo stesso passaggio: «Le parole di Mattarella impegnano tutti noi a lavorare per contribuire a costruire la pace in Ucraina, in Medioriente, in Sudan ed in tutte la parti del mondo dove si muore a causa delle guerre». Meno richiamati a destra i passaggi di Mattarella sulle riforme, la sanità, il costo della vita che invece fanno da sfondo alla scia di dichiarazioni e note stampa del “campo largo”. Questione di angolature. Ma per una volta la politica non si accapiglia più di tanto sul messaggio del Colle e questo, visti i precedenti, non è scontato.
Tra una portata e l’altra del cenone Meloni trova il tempo per un selfie tra allori e lucine natalizie e un augurio che guarda già alla maratona pre-elettorale dei prossimi mesi, dal referendum sulla giustizia alla corsa per chiudere il cantiere Pnrr senza crolli dell’ultimo minuto. «Che il 2026 sia un anno di serenità, di coraggio e di conquiste» twitta a tarda sera la presidente del Consiglio immortalata in un dolcevita grigio, « E che ci trovi pronti a costruire, insieme, qualcosa di ancora più grande. Io, come sempre, ce la metterò tutta per fare la mia parte».
Francesco Bechis
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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