29.10.2026
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Politics

Il tour del Papa parte da Montecarlo. A Lampedusa come “sfida” a Donald Trump


CITTÀ DEL VATICANO Un po’ come Giovanni Paolo II anche Robert Prevost ha sempre amato viaggiare. Da Priore ha girato in lungo e in largo a far visita periodica alle comunità agostiniane sparse nel mondo, e adesso che è Papa si prepara a portare a termine un micidiale programma di trasferte nazionali e internazionali. Il Vaticano ha annunciato dodici missioni che lo impegneranno da marzo ad agosto, per un totale di 21 giorni, iniziando simbolicamente il suo periplo da Montecarlo, Principato notoriamente abitato da super miliardari, paradiso fiscale ma dove la religione cattolica è religione di Stato.

La decisione

Monaco si tratta di una sua decisione personalissima presa dopo aver ricevuto reiterati inviti dal principe Alberto che ha visto il mese scorso nel Palazzo Apostolico. Visto che nessun pontefice ci aveva mai messo piede finora, fatta eccezione per l’antipapa Benedetto XIII nel 1405, i media locali hanno subito enfatizzato che si tratterebbe di «un gesto simbolico che potrebbe segnare una nuova tappa nei rapporti tra i due Stati» a vent’anni dall’apertura della nunziatura. E’ stato pure rilevato quanto la posizione tra il pontefice e il Principe siano convergenti sull’ambiente, la pace e la difesa della famiglia. In Vaticano però qualche maligno suggerisce che una meta di questo tipo potrebbe forse rivelarsi di utile per le disastrate finanze vaticane.

Subito dopo Montecarlo è in calendario una lunga missione africana che si protrarrà dal 13 al 23 aprile e porterà il Papa agostiniano sulle tracce di Sant’Agostino in Algeria, con tappa ad Algeri ed Annaba, un tempo Ippona, cittadina che diede i natali al grande santo. Di seguito volerà in Camerun (Yaoundé, Bamenda e Douala), Angola toccando Luanda, Muxima e Saurimo e infine in Guinea Equatoriale con tappa a Malabo, Mongomo e Bata. L’attenzione è sui conflitti, sulle aree di sviluppo, tesa al dialogo, alla Fratelli Tutti, l’enciclica del predecessore.

In Camerun Leone vuole privilegiare la regione anglofona, a nord, dove da dieci anni è in corso una sanguinosa e interminabile guerra civile tra le forze armate regolari e gli indipendentisti. L’ultima tappa è in Guinea Equatoriale, unico Paese africano ispanofono. Questo pellegrinaggio per durata si avvicina a quello compiuto in Africa nel 1985 da san Giovanni Paolo II, con 7 Paesi visitati in 11 giorni.

Rimini

Da maggio in poi si concentrano invece i viaggi italiani, l’8 sarà a Pompei e a Napoli, il 23 ad Acerra. Dal 6 al 12 giugno c’è un altro paese europeo, la Spagna per benedire la torre di Gesù Cristo della Sagrada Familia recentemente completata, in occasione del centenario della morte di Gaudí. Seguono altre tappe italiane. Il 20 giugno a Pavia, dove riposano le spoglie di Sant’Agostino, il 6 agosto ad Assisi e il 22 agosto a Rimini per l’apertura del Meeting di Cl. Infine il 4 luglio, dopo avere rifiutato l’invito della Casa Bianca a celebrare il 250esimo anniversario di indipendenza con un viaggio negli Usa, Leone XIV ha scelto di andare a Lampedusa, isola simbolo nel mondo del fenomeno migratorio. Anche in questo caso la scelta fatta va a completare una visione globale di un pontificato deciso a difendere i diritti dei migranti. Letta in filigrana questa tappa è una implicita critica a Trump.


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