29.10.2026
12 Street, Rome City, Italy
Politics

il sostegno “silenzioso” ai magistrati


«Non abbiamo una giacca bianca coi cerchi olimpici da consegnarle, ma la sua presenza qui è altrettanto gradita». A Castel Capuano, tra le mura centenarie che per secoli hanno ospitato i tribunali partenopei, Sergio Mattarella viene accolto con una battuta. Che rende bene l’idea del clima tutt’altro che disteso che si respira tra le toghe sul referendum. Alle undici in punto il capo dello Stato si accomoda tra i busti in marmo di illustri giuristi del passato, sotto l’affresco dell’Allegoria della giustizia.

È a Napoli per inaugurare il nuovo anno formativo della scuola superiore della magistratura. E per quanto silenziosa, la sua presenza viene letta da molti degli ospiti in sala come un segnale di «sostegno», di vicinanza istituzionale a un ordine giudiziario che si percepisce sotto attacco. «Un messaggio molto importante dal punto di vista della tenuta di una istituzione di garanzia quale dev’essere il presidente della Repubblica», commenta la presidente della scuola Silvana Sciarra, nei confronti di una magistratura che «va rispettata».

Il Colle incassa i segnali distensivi

Perché per quanto l’argomento delle urne del 22 e 23 marzo resti ben al di fuori dagli interventi ufficiali, i postumi dello scontro tra toghe e governo sono ancora tutti lì, ben visibili. Così come echeggia, insieme all’inno nazionale intonato dal quartetto d’archi del San Carlo, l’appello al «rispetto vicendevole» tra istituzioni scandito a chiare lettere da Mattarella una settimana fa, quando per la prima volta in undici anni il presidente della Repubblica ha sentito la «necessità» di presiedere una seduta ordinaria del Csm per richiamare tutti all’ordine.

Quel monito resta valido. E l’auspicio, al Quirinale, è che nelle quattro settimane che mancano al voto non ci sia bisogno di scolpirlo di nuovo. Non vuole essere tirato per la giacchetta, il presidente, né iscritto tra i sostenitori dell’uno o dell’altro schieramento. Vestirà – come sempre – i panni dell’arbitro. E se non ci saranno altri sconfinamenti di campo, se organi di rilievo costituzionale verranno lasciati fuori dalla polemica quotidiana (come non è accaduto con l’accostamento del Csm a un’organizzazione para-mafiosa), il Colle continuerà a osservare in silenzio. Limitandosi a incassare qualche (timido) segnale di distensione che pure sembra registrarsi nei toni tra i due fronti.

È forse anche grazie all’appello al rispetto di Mattarella se un esponente di primo piano del governo come Giovanbattista Fazzolari ha subito corretto il tiro, dopo l’uscita di due giorni fa su Putin che voterebbe no al referendum. Certo: al Quirinale sanno bene che nelle prossime settimane il clima è destinato a diventare sempre più incandescente. E si può immaginare che non apprezzino molti degli slogan più roboanti sventolati dai sostenitori del Sì come da quelli del No. Ma fa parte del gioco, purché non si oltrepassi il limite. Un conto insomma è criticare anche duramente questa o quella sentenza, o ingigantire i possibili effetti della riforma (solo ieri per esempio Giuseppe Conte ha definito «criminale» il progetto del governo). Ben più grave rivolgere accuse a un intero potere dello Stato e lederne la credibilità di fronte ai cittadini. Eccola, la “linea rossa” del Colle.

I comportamenti

Del resto era stato proprio Mattarella, inaugurando la scuola a Castel Capuano tre anni fa, a esortare la magistratura a prevenire «ogni forma di malcostume interno» attraverso un «più attento esercizio dei compiti di vigilanza», per evitare il «grave discredito» che deriva da certi comportamenti di alcune toghe. Nessuno insomma è esente da critiche, purché siano espresse con rispetto. Un tasto, quello della «responsabilità etica» dei magistrati, che a Napoli tocca anche il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli. Che invita i giovani magistrati a rifuggire la «giustizia mediatica», più attenta «allo share che ai contenuti», e coltivare invece la «cultura del dubbio». Con particolare attenzione all’immagine che le toghe danno di sé all’esterno. Non solo in aula ma anche con «la partecipazione a trasmissioni televisive», «l’uso dei social network» e «più in generale la presenza nei mass media». Parole che, come quelle di Mattarella una settimana fa, potrebbero far fischiare più di un orecchio.


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Leave feedback about this

  • Quality
  • Price
  • Service
[an error occurred while processing the directive]