ROMA A volte ritornano. Anzi, no. Nichi Vendola mirava ad essere il grande rieccolo della neo-politica e invece il primo colpo non gli è riuscito — tornare da ex presidente regionale come consigliere in Puglia — e a questo punto rischia pure di fallire il secondo step: farsi candidare, sempre da Avs, alle Politiche del 2027. Se a volere in corsa Vendola era stato Fratoianni — «Nichi, ci serve la tua forza trainante per raggiungere il quorum», ma i rosso-verdi il quorum lo hanno mancato e la forza trainante di Nichi servirà per farlo tornare a Roma dove vive da privato cittadino — a volere in gara, in Campania, l’ex ministro Sangiuliano sono state le sorelle Meloni. A loro, e a lui, non è andata affatto male e adesso Gennaro con quasi 10mila preferenze è il secondo degli eletti di FdI — dietro a Ira Fele, moglie del potentissimo deputato campano, Michele Schiano — e accarezzando il suo cappellino portafortuna, con su scritto Make Naples Great Again, non vede l’opera di mettersi all’opera. «Incalzerò la giunta a partire da sanità e trasporti»: questo il grido di battaglia.
SGAMBETTI
Genny è in modalità «ad maiora!», mentre Nichi è delusissimo: «Che disastro!». I suoi amici ce l’hanno con Decaro. Il quale non voleva in pista né Vendola né Emiliano (che si è arresto in cambio di un seggio sicuro nel Pd alle Politiche) e secondo gli svendolati quando ha visto che l’ex governatore con orecchino al lobo e Pasolini nel cuore comunque si candidava, capolista quasi ovunque per Avs, gli avrebbe preparato una trappola o una «strategia luciferina». Ossia presentare in ogni circoscrizione dove correva Nichi qualche ex vendoliano, in modo che questi portassero i voti a se stessi e non al vecchio compagno. Che ha preso 9.698 preferenze, ma insufficienti.
La lista dei sommersi e dei salvati è comunque lunga. Nella prima categoria spicca Armando Cesaro, figlio d’arte (detto ‘A Purpetiella perché figlio dell’ex campione berlusconianissimo carico di voti: Luigi Cesaro soprannominato Giggino ‘A Purpetta) ma il passaggio dell’erede da destra al centro, con Casa Riformista, non è stato fruttuoso. La lista renziana è andata bene in Campania, ma niente da fare per la Purpetiella. Cattiva sorte anche per Maria Rosaria Boccia (do you remember il caso della botta in testa a Genny, con sanguinamento e punti di sutura?): nella lista di Bandecchi, la «pompeiana» a racimolato appena 160 preferenze, 29 a Caserta, 89 a Napoli e 42 a Salerno. E si consola così: «Questi voti sono attestati di stima veri, sinceri».
Luca Zaia guarda, geopoliticamente, molto dall’alto la sfortunata Boccia: lui, in Veneto, ha incassato 203.054 preferenze (record nazionale di voti ad personam) e la Lega dovrebbe farlo santo subito. Sempre nel nord-est, è andata bene al consigliere che insultò Elena Cecchettin, sorella minore di Giulia, accusandola di satanismo. Si chiama Stefano Valdegamberi, ha puntato tanto si di lui il generale Vannacci, e anche in Russia possono essere soddisfatti per la sua elezione nel collegio di Verona: ammiratore di Putin, egli è stato uno dei pochi occidentali ammessi come «osservatore» delle elezioni del 2024 che hanno rieletto sul trono di Mosca lo zar.
MINI SCHLEIN
Oltre a Boccia, bocciata in Campania la capolista leghista Daniela Di Maggio, madre di Giovanbattista Cutolo, il giovane musicista ucciso per futili motivi a Napoli nel 2023. Per lei 964 voti. Non salvata ma sommersa, in Veneto, per Virginia Libero, e la sua sponsor Elly Schlein ne è molto dispiaciuta. Eletta a settembre come segretaria nazionale dei Giovani Democratici, Virginia ha preso 4.799 voti: troppo pochi per aprirle la porta della Regione. Tutto ok a Napoli per il fratello del sindaco, ossia Massimiliano Manfredi del Pd: 30.591 preferenze. Ed è andata ancora meglio per Giovanni Zannini di Forza Italia. Super deluchiano transitato nel centrodestra, ha ottenuto 31.932 voti a Caserta e di lui si dice: farà davvero l’opposizione oppure Zannini starà dalla parte di don Vincenzo che (con i suoi 4 eletti) è in maggioranza ma magari farà opposizione anti-Fico e anti-Manfredi (il secondo De Luca lo detesta) dall’interno della maggioranza?
Un boom per Pellegrino Mastella, figlio di Clemente. La lista «Mastella Noi di Centro Noi Sud» è stata la più votata nel Sannio con ottenendo il 17,68 per cento e lui, Pellegrino, con 13.841 voti ha avuto un plebiscito se si considera che la lista ne ha avuti 17.701. L’augusto genitore è raggiante: «Anche l’intelligenza artificiale — racconta Clemente, dopo il «successone» — diceva che non ce l’avremmo fatta. E invece il mio naso non ha fallito. E ogni voto a noi è nostro: la famiglia Mastella è un brand!».
Pure Nichi, in Puglia, pensava di essere un marchio infallibile. Non è stato così. E ora, dice Vendola, «a Decaro mando un grande in bocca al lupo». Chissà quanto sincero.
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