Emma Bonino è stata una delle persone più influenti della politica italiana, pur avendo rappresentato per quasi tutta la sua vita una forza politica infinitamente più piccola della sua influenza.
E l’ha fatto utilizzando una cosa banale quanto potente: il suo corpo.
A ventisette anni resta incinta e decide di interrompere la gravidanza. Il medico, racconterà lei stessa, le propone di abortire clandestinamente a costi elevati e lei — arsa dall’umiliazione — si rivolge ad un consultorio gestito da radicali a Firenze. Un incontro personale che si trasforma in un evento cruciale per la sua vita politica: nessuna avrebbe dovuto vivere più quell’offesa. Nel 1974 aprì un ambulatorio a Firenze dove si praticavano le interruzioni di gravidanza con il metodo dell’aspirazione: l’obiettivo era fornire un servizio, ma anche trasgredire pubblicamente la legge per spingere le istituzioni a trovare una soluzione al problema degli aborti clandestini, che all’epoca era tragico ed enorme.
È da lì che nasce una delle caratteristiche fondamentali di Emma Bonino: la capacità di mettere il proprio corpo tra l’individuo e il potere.
