C’è stato un momento, nell’estate del 2026, in cui la Grande Barriera Corallina australiana sembrava avviata verso un nuovo peggioramento. Dopo gli eventi di sbiancamento dei coralli che si erano susseguiti nel 2024 e nel 2025, le prospettive per la più grande struttura organica del pianeta apparivano segnate da un ulteriore degrado. Poi, un improvviso cambiamento delle condizioni meteorologiche ha modificato lo scenario.
Un abbondante monsone di fine estate ha infatti steso una spessa coltre di nubi sull’Oceano Pacifico meridionale, schermando i raggi solari e contribuendo ad abbassare la temperatura della superficie marina. Una mitigazione climatica inattesa che ha concesso alle comunità coralline una tregua fondamentale, frenando la mortalità e permettendo una prima, timida fase di ripresa.
I dati sulla Grande Barriera Corallina
A fotografare questo fragile momento di transizione sono i dati contenuti nel quarantesimo rapporto annuale dell’Australian Institute of Marine Science (AIMS). Su un campione di 121 barriere esaminate durante l’ultima campagna di monitoraggio, la copertura corallina è rimasta stabile o è leggermente aumentata in tutte e tre le principali regioni dell’ecosistema.
Nel settore settentrionale, compreso tra Cape York e Cooktown, la presenza di corallo duro è salita dal 30% al 35,1%. Nella fascia centrale è stato registrato un incremento più contenuto, con valori passati dal 28,6% al 31,6%, mentre nel settore meridionale le variazioni sono state minime, con la copertura attestata intorno al 26,4%.
Perché i coralli possono riprendersi
Non si tratta di una guarigione miracolosa della Grande Barriera Corallina, ma di una dimostrazione di quanto la capacità di resistenza degli ecosistemi naturali sia strettamente collegata all’intensità dello stress termico.
Come spiega Mike Emslie, responsabile del programma di monitoraggio dell’AIMS, «gli eventi di sbiancamento non provocano necessariamente la morte dei polipi». Se la temperatura dell’acqua diminuisce in tempo, le alghe simbiotiche che danno vita e colore ai coralli possono tornare a ripopolare i loro scheletri calcarei.
La tregua concessa dalle condizioni meteorologiche nell’estate del 2026 rappresenta quindi un segnale importante per la barriera australiana, pur all’interno di un equilibrio che resta fragile dopo i ripetuti episodi di sbiancamento registrati negli anni precedenti.
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