30.11.2025
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Politics

Il “Capitale umano” irrompe in politica, da Decaro e Stefani fino a Meloni-Salis


«Il nostro problema è che è simpatica…». Lo sfogo, registrato nei giorni scorsi, arriva da un esponente del Pd. E riguarda – sorpresa – Giorgia Meloni. L’arci-rivale della segretaria dem Elly Schlein nella corsa a Palazzo Chigi. Alla quale anche molti avversari riconoscono, privatamente, una certa empatia. Chiamatela capacità di parlare alle persone (anche a quelle politicamente più lontane) in un modo che le mette a loro agio. Oppure abilità di immedesimarsi e far immedesimare gli altri nei propri panni, nelle difficoltà da affrontare ogni giorno. Ed è a questo “fattore umano” – sostiene ancora qualcuno dei dem –, più che alla navigazione del suo esecutivo, che si deve la popolarità ancora così alta della premier dopo tre anni a Palazzo Chigi. Berlusconi, che in quanto a empatia era maestro, lo chiamava “sole in tasca”, e ne fece una vera e propria strategia politica. «Dovete tirarlo fuori al momento giusto e donarlo a tutte le persone con cui venite in contatto», ripeteva ai collaboratori. Anche solo con una parola, una domanda, un’attenzione o una gentilezza dispensata al momento opportuno, che riusciva così a colpire l’interlocutore. O magari rivelando qualche aspetto più intimo del proprio lato umano, oltre che politico, o dei propri affetti. Timori, speranze, delusioni. Una lezione che sembrano aver fatto propria – e chissà che non gli abbia giovato – anche alcuni dei neo governatori.

ELOGIO DELLA GENTILEZZA
A cominciare da Antonio Decaro. Il neo presidente pugliese che, parafrasando Lucio Corsi, «non vuole essere un duro», convinto che «la politica non si fa sul ring». E che all’indomani del trionfo alle urne annuncia una legislatura «della gentilezza». «Antonio è così», raccontava chi lo conosce bene nei mesi scorsi, quando ancora l’ex sindaco di Bari era incerto sulla corsa. «Ci pensa e ci ripensa, si fa assalire da mille dubbi. Ma poi quando decide non lo ferma più nessuno». E lui, che poi annunciò la candidatura tra le lacrime dal palco di Bisceglie, non lo nasconde: «Ho le mie fragilità e qualche volta ho anche pianto, non me ne vergogno», dice ora, dedicando la vittoria alla figlia Chiara.

Quasi un nuovo modello di politico, meno «performativo» si direbbe oggi, non necessariamente sempre sorridente e pronto – anche – ad aprirsi in pubblico, a parlare delle proprie debolezze e dei propri affetti. Un po’ come ha fatto un altro neo presidente, il leghista Alberto Stefani. Che ha dedicato la vittoria alla nonna «che in questi giorni non sta molto bene», e che «mi ha trasmesso i valori che ho portato in campagna elettorale, in primis il rispetto e la gentilezza». E ieri, come primo atto da governatore in pectore, è andato trovare alcuni anziani in una residenza sociale.

Sarà l’effetto dei social e della comunicazione 2.0, che spinge i leader a rendere pubblico ogni aspetto della vita, anche i più privati. Ma il “capitale umano” in politica dilaga, a destra come a sinistra. Matteo Renzi condivide foto con la famiglia, col figlio appena laureato alla Bocconi, accompagnata da un lungo post da papà orgoglioso. Carlo Calenda in passato ha raccontato di aver tradito la futura moglie Violante quando aveva 25 anni, per poi ripresentarsi da lei in ginocchio e chiederle di sposarla. Antonio Tajani si è mostrato in versione nonno, Matteo Salvini non lesina scatti in famiglia.

NONNI E FIGLI
E se più riservata da questo punto di vista appare Elly Schlein (che però in tv si aprì, raccontando di aver amato molti uomini e molte donne), anche la sindaca di Genova Silvia Salis ha condiviso di recente il lutto per la perdita del padre Eugenio, poco prima di essere eletta, postando un’immagine vicino alla sua lapide insieme al figlio accompagnata dalla una riflessione di Sant’Agostino sulla morte. Momenti privati, familiari, che avvicinano al proprio “pubblico”. Un po’ come gli scatti, ricorrenti in questi tre anni, di Meloni con la figlia. Che sembrano mandare un messaggio chiaro: sono una premier, sì, ma anche una madre come tutte le altre. È il fattore umano. Di chi non vuole – o almeno non sempre – essere un duro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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