28.10.2026
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Ice memory, la banca del ghiaccio a -50 gradi


A cosa serve portare del ghiaccio in Antartide? Nei mesi scorsi un team di ricercatori e scienziati italiani, svizzeri e francesi, con il patrocinio della World Metereological Organization e dell’UNESCO, si è dedicata proprio a questo.

Ben 17 quintali di “carote” di ghiaccio, estratte negli scorsi anni dalle colate glaciali del Grand Combin e del Monte Bianco, sono stati trasportati con un viaggio durato 50 giorni dalla nave rompighiaccio italiana Laura Bassi fino al Mare di Ross e alla base italiana Zucchelli, sulla costa dell’Antartide. 

CONSERVAZIONE 
Il viaggio, a una temperatura costante di -20 gradi, è proseguito in aereo fino alla base italo-francese Concordia, sull’altopiano antartico a 3233 metri di quota, a poca distanza dal Polo Sud geografico. Lì, nel luogo più freddo della Terra, il ghiaccio estratto sulle Alpi è stato immagazzinato in un tunnel lungo 35 metri e largo 5, scavato a 800 metri dagli edifici della base, alla temperatura costante di -52 gradi. Mercoledì 14 gennaio, giorno dell’inaugurazione, in superficie c’era il sole, il termometro segnava -32 gradi, il vento era quasi assente. Tra qualche mese, con i blizzard dell’inverno antartico, le temperature all’esterno e all’interno del tunnel diventeranno simili. “Dal 2015 a oggi, nel quadro del progetto Ice Memory, abbiamo estratto una decina di “carote” di ghiaccio, sulle Alpi e su altre catene montuose del pianeta, in futuro ne preleveremo altre. 
Lo scopo è di studiare i cambiamenti del clima della Terra grazie alle sostanze rimaste intrappolate in passato nel ghiaccio”. A spiegarlo è il professor Carlo Barbante dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, ideatore del progetto, al quale lavorano il CNR italiano, il suo omologo francese CNRS, l’Université Grenoble-Alpes, l’Institut de Recherche pour le Développement transalpino e il Paul Scherrer Institut elvetico. 
Il giorno dell’inaugurazione del deposito alla base Concordia, che ha visto la partecipazione online di oltre 200 tra ricercatori e giornalisti di tutto il mondo, hanno ribadito il loro appoggio a Ice Memory rappresentanti del Programma nazionale di Ricerca Antartica e del Ministero dell’Università e della Ricerca. Il principale partner economico del progetto è però la Fondazione Principe Alberto II di Monaco, un capo di Stato che si è sempre impegnato, sugli oceani e in montagna, per la ricerca e l’ambiente. “La ricerca sul clima del passato consente di mitigare gli effetti del cambiamento climatico, e di fenomeni potenzialmente devastanti come i monsoni. E lo permetterà ancora di più in futuro, quando esisteranno metodi e strumenti migliori” prosegue Barbante. “Nei prossimi anni estrarremo altre “carote” di ghiaccio. Ma dobbiamo fare in fretta, perché l’acqua di scioglimento che corre all’interno delle colate rischia di portar via rapidamente i materiali da studiare”. 

Sopra, il luogo in cui vengono custoditi i campioni congelati (foto Cnr)

LA RICERCA
In dieci anni di attività, le trivelle dei ricercatori di Ice Memory hanno scavato sui grandi ghiacciai del Monte Bianco e del Monte Rosa, e su piccole colate a un passo dall’estinzione come il Calderone del Gran Sasso e il ghiacciaio del Montasio in Friuli. Nella prossima estate si lavorerà in Pakistan, ai piedi dei 7027 metri dello Spantik. Nel 2025 il Tajiklistan ha estratto con l’aiuto svizzero e donato al progetto una “carota” estratta a 5800 metri di quota sul ghiacciaio di Kon Chukurbashi, nel Pamir. 
Parte del ghiaccio riportato alla luce sta già venendo analizzato nei laboratori dell’Università Ca’ Foscari e di altri istituti. I pollini rimasti bloccati nel ghiaccio raccontano le variazioni del clima nel tempo, la polvere lavica le eruzioni dei vulcani come il Krakatoa e il Vesuvio. La decisione di portare il resto del «bottino» in Antartide ha un valore simbolico, e serve a conservarlo in attesa di metodi di analisi migliori. “I campioni di ghiaccio, con le loro informazioni uniche, sono un bene comune globale e devono restare accessibili a tutta l’umanità. 

Sopra, una postazione degli studiosi sul Monte Rosa (foto Cnr)

IL CONTRIBUTO
Il trasporto in Antartide, dove non esistono confini e sovranità nazionali, serve a questo. E’ il nostro contributo al Decennio delle Nazioni Unite per le Scienze della Criosfera, che è iniziato nel 2025” spiega il professor Thomas Stocker, climatologo dell’Università di Berna e presidente della Ice Memory Foundation. Ricordano l’importanza della ricerca sul clima attraverso le “carote” di ghiaccio anche scienziati abituati a climi decisamente più caldi come la mozambicana Lidia Brito dell’UNESCO. “Ogni anno sulla Terra si sciolgono 300 miliardi di tonnellate di ghiaccio, riducendo drammaticamente le scorte di acqua potabile e per irrigare a disposizione della popolazione” ricorda Celeste Saulo, argentina, presidente della World Metereological Organization. Anche Thomas Stocker, Carlo Barbante e gli altri ricercatori di Ice Memory ricordano che il tempo per intervenire non è molto. Sulla porta della grotta-santuario del ghiaccio, accanto alla base Concordia, un ricercatore senza nome ha scritto due parole in latino, seguite da un punto interrogativo. La domanda “quo vadis?”, “dove vai?”, rivolta all’intera umanità, ricorda a tutti noi l’importanza dello studio (e del rispetto) del clima della Terra.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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