Mamma Catherine parla per la prima volta dopo mesi di silenzio. Lo fa dopo l’incontro con la consulente Simona Ceccoli, nominata dal Tribunale per i Minorenni dell’Aquila per accertare le condizioni psicologiche e la capacità genitoriale della coppia anglo-australiana.
«I miei figli stanno male, hanno paura e non posso proteggerli, soprattutto di notte piangono. Sono molto stanca», afferma con le lacrime mentre tiene stretta la mano di suo marito Nathan.
«I miei figli di notte chiusi a chiave»
Una porta chiusa a chiave dall’esterno divide, nella casa famiglia di Vasto, le due stanze, dopo che i tre bambini avevano provato a raggiungere l’alloggio della madre quando lei era assente, ma questo è vietato dalla struttura. Quella porta, serrata per disposizione interna, è diventata il simbolo più tangibile della distanza imposta tra madre e figli, un limite fisico che nelle ore notturne assume un peso psicologico ancora maggiore. I bambini, secondo quanto riferito da Catherine, «sono nervosi e spaventati» e cercano la madre, trovando però un confine invalicabile.
La misura, adottata dopo alcuni tentativi dei piccoli di raggiungere autonomamente la stanza della mamma, rientra nel regolamento organizzativo della casa famiglia, ma per Catherine rappresenta un’ulteriore frattura quotidiana. Non si tratta soltanto di una separazione logistica: la chiusura esterna impedisce qualsiasi contatto spontaneo, trasformando il bisogno di rassicurazione in frustrazione e pianto.
Il lavoro dei consulenti
È su questa dinamica che si concentra anche l’attenzione dei consulenti, chiamati a valutare l’impatto emotivo della distanza forzata su minori già sottoposti a un contesto di forte stress. Catherine è apparsa disperata e, mano nella mano con il marito Nathan, è uscita dallo studio della psichiatra dopo aver svolto alcuni test psicologici. Presenti anche l’interprete e la consulente di parte, la psicologa Martina Aiello. «Catherine porta un’angoscia, una sofferenza che deriva da ciò che vive nella struttura – afferma Aiello –. I bambini stanno veramente male.
La loro sofferenza si acutizza di notte perché non possono dormire con la madre, che è impossibilitata a dare il supporto necessario. I genitori si sottopongono a tutto quanto richiesto dal Tribunale. Nell’incontro con la Ctu c’è stata la necessità di tenere conto delle condizioni psicologiche dei genitori, soprattutto di Catherine. L’assenza della madre è pesante. I bambini non sopportano la distanza. Ci stiamo battendo affinché tutto ciò che viene loro sottoposto avvenga in lingua inglese o comunque nella massima comprensione possibile, compresi i test. Ci auspichiamo un ricongiungimento tempestivo». Il prossimo incontro è fissato per venerdì sempre all’Aquila, mentre gli altri si terranno nella casa famiglia di Vasto, dove sono ospitati i bambini, che dovranno essere sottoposti a perizie il 6 e il 7 marzo.
La relazione
Alla richiesta di ricongiungimento della famiglia, presentata dagli avvocati Danila Solinas e Marco Femminella, è allegata una relazione del professor Tonino Cantelmi, consulente di parte di Nathan e Catherine: un documento tecnico che accompagna l’istanza giudiziaria e rappresenta un passaggio fondamentale per il ritorno a casa. I legali, nell’istanza, hanno chiesto chiarimenti sul perché il padre non possa vedere i bambini tutti i giorni.
Presentato alla famiglia il progetto di bioedilizia dell’architetta Maria Mascarucci per il rudere nel bosco: integrazione nel paesaggio rurale, sostenibilità e riduzione dei consumi. Previsti intonaci in cocciopesto, coibentazione con materiali organici (paglia, lana di pecora, fibre vegetali), terra cruda interna, principi di solare passivo con vetrata per l’apporto invernale e schermature estive. Bagno interno con fitodepurazione naturale, due camere, salotto e cucina; già presente l’allaccio all’acqua. «Una piccola eccellenza di bioarchitettura», sottolinea l’architetta. Ora la definizione tecnica e l’istruttoria al Comune di Palmoli.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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