Due omicidi, quello della 19enne Aurora Livoli a Milano e del capotreno 34enne Alessandro Ambrosio a Bologna, commessi da due irregolari sul territorio italiano che già avevano ricevuto ordini di espulsione dall’Italia ma ancora giravano per le città della penisola, fanno emergere la discrepanza tra gli ordini di espulsione e i rimpatri effettivi. Una discrepanza frutto — spesso — di non poche difficoltà di reperire gli irregolari sul territorio, con un trend che si mantiene stabile in tutta Europa dove la media è di un espulso su quattro. L’Italia non si discosta di molto dagli altri paesi Ue, come riportano i dati Eurostat del 2024: nella prima metà dell’anno a fronte di 13.330 ordini di rimpatrio l’Italia ha espulso 2.035 cittadini extracomunitari. Anche se, ha sottolineato ieri il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi durante il question time del Senato, «nella diciassettesima legislatura, rispetto a oggi, i migranti sbarcati erano il triplo, come tre volte superiori erano i morti in mare; veniva rimpatriato appena il 2,5% degli sbarcati in Italia, rispetto al 10% che riusciamo a fare grazie alle nostre politiche di rafforzamento dei Centri per i rimpatri, che oggi contano più del doppio dei posti».
I NUMERI
Insomma, «i dati sulla sicurezza erano decisamente peggiori rispetto a oggi», ha ribadito il ministro dell’Interno rispondendo all’interrogazione del leader di Italia Viva, Matteo Renzi. E i numeri parlano effettivamente di una crescita nei rimpatri da parte dell’Italia negli ultimi anni. Secondo i dati del «Dossier Viminale», nel 2024 i sono stati 5.414, in crescita del 14 per cento rispetto ai 4.751 del 2023. Dal primo gennaio al 31 luglio 2025 sono stati 3.463, in aumento del 12 per cento rispetto ai 3.088 dello stesso periodo del 2024. Aumentano i rimpatri e diminuiscono gli sbarchi, «molto più che dimezzati nel 2025 rispetto al 2023». «L’opposizione al Governo — ha aggiunto Piantedosi — scopre solo ora il tema della sicurezza e il suo legame con l’immigrazione irregolare: gli stranieri sono responsabili del 35% dei reati, con picchi ancora più alti in alcune città, e soprattutto per quegli stessi delitti citati dagli interroganti». Una crescita nei numeri dei rimpatri con un impegno costante da parte dell’esecutivo, per proseguire in questa direzione e fare in modo che nessun altro irregolare sul territorio italiano che abbia già ricevuto un ordine di espulsione rimanga libero di compiere reati sul nostro territorio. Ha detto ancora il ministro ieri: «Ritengo che sicuramente ci sia ancora tanto da fare. Anche un singolo episodio delittuoso tocca le nostre coscienze e ci impegna a fare ancora di più e meglio. Ma rispondo al quesito dicendo che, al contrario, le politiche di questo Esecutivo manifestano segnali di efficacia e mi ritengo motivato a proseguire con ulteriori prossime iniziative, su cui confido che ci sia il sostegno anche degli interroganti».
I CENTRI
Poi una precisazione: «I Centri per il rimpatrio non sono una scelta del Governo italiano, ma uno specifico obbligo europeo per garantire l’effettività dei rimpatri. Nel quadro del nuovo Patto per la migrazione e l’asilo, l’Italia è, inoltre, tenuta a raggiungere determinati risultati che saranno assicurati da procedure sempre più uniformi a seguito della revisione del Regolamento rimpatri, attualmente all’esame delle istituzioni europee».
L’irreperibilità degli immigrati irregolari è uno dei punti alla base delle difficoltà di rimpatrio. Controverso il caso del cittadino 27enne senegalese Assane Thiaw, ora irreperibile, di cui ha dato conto ieri il ministro Piantedosi. Il 27enne era stato trattenuto nel Cpr di Milano dal 26 marzo al 30 ottobre 2025, poi trasferito in Albania, fatto uscire dal Cpr di Gjader e riportato in Italia «con ordine di allontanamento e munito dell’intimazione del Questore di Roma di lasciare il territorio nazionale entro sette giorni». Thiaw, dichiaratosi minore e poi accertato come maggiorenne, dal 2022 al 2025 ha collezionato diversi precedenti per violenza, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, danneggiamento e false dichiarazioni. «Al momento dell’ingresso nel centro di Gjader — ha sottolineato Piantedosi — lo straniero non presentava alcuna criticità di natura sanitaria o psichiatrica» ma, una volta giunto in Albania, «a seguito di una visita di valutazione riguardante possibili profili di vulnerabilità e la compatibilità della sua permanenza nel centro, il cittadino straniero è stato dichiarato non idoneo alla permanenza in comunità ristretta». «Faremo di tutto — ha detto Piantedosi — perché non si tratti dell’ennesimo caso di persona liberata dal trattenimento grazie a cavilli giudiziari e che poi ritroviamo in occasione della commissione di reati».
Federica Pozzi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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