Una testa, alla fine, è caduta. E solo il tempo dirà se sarà l’unica o soltanto la prima. Dopo giorni di pressioni si è infine dimesso Guido Scorza, uno dei quattro componenti del Garante della Privacy finiti nell’occhio del ciclone per l’indagine della procura di Roma sulle – presunte – spese pazze dell’Authority. Dagli scontrini del macellaio a quelli del parrucchiere, dai voli in business class anche per tratte brevi ai soggiorni in hotel di lusso: tutto – almeno secondo le accuse dei pm della Capitale – finiva nei rimborsi spese dell’Autorità indipendente, nata per proteggere i dati personali. A lasciare è uno dei quattro consiglieri del collegio, in cui siedono oltre che Scorza (eletto in quota M5S) anche Agostino Ghiglia (vicino a Fratelli d’Italia), Ginevra Cerrina Feroni (Lega) e il presidente Pasquale Stanzione (scelto dal Pd). Tutti e quattro sono indagati per concorso in corruzione e peculato. E proprio sull’onda del clamore mediatico scatenato prima dall’inchiesta di Report (di cui stasera andrà in onda una nuova puntata), poi dal faro della procura, da giorni si è fatto insistente il pressing delle opposizioni per fare tabula rasa negli uffici con vista su Piazza Venezia. Fino a ieri, senza alcun effetto.
Il video
A sera invece, con un video sui suoi profili social, ecco l’annuncio. «Ho appena trasmesso al presidente e al segretario generale del Garante per la protezione dei dati personali le mie dimissioni irrevocabili da componente del Collegio», spiega Scorza, avvocato civilista esperto in nuove tecnologie. «Ho deciso di fare un passo indietro, credo si tratti di una decisione giusta e necessaria nell’interesse dell’istituzione». Scorza è fondatore dello studio E-Lex, finito anch’esso nelle carte dei magistrati per un possibile conflitto di interesse: lo studio, in cui lavora anche la moglie, avrebbe infatti stipulato alcuni contratti di consulenza con la Asl Abruzzo 1, nel frattempo oggetto di accertamenti da parte del Garante. Accertamenti che si erano poi tradotti in un semplice ammonimento, senza sanzioni, mentre per un caso simile l’Authority avrebbe staccato una multa salata a un’Asl di Napoli.
Accuse alle quali Scorza continua a dichiararsi estraneo: lascio, afferma, «nell’assoluta certezza di non avere nessuna responsabilità in relazione alle contestazioni che mi vengono mosse», ma solo perché «il Paese ha bisogno oggi di un Garante per la protezione dei dai personali che prima di avere autorità abbia autorevolezza, non solo effettiva ma anche percepita». Nessun j’accuse contro i magistrati: «Ho detto e scritto decine di volte dall’inizio di questa vicenda che considero giuste, utili e democraticamente preziose sia l’inchiesta giornalistica che quella giudiziaria». Ma «non credo che in un sistema democratico solido e maturo delle legittime inchieste debbano poter compromettere fino a questo punto, prima che qualsivoglia specifica responsabilità sia accertata, il buon funzionamento di un’Autorità indipendente».
Un addio – finora sempre escluso dallo stesso Scorza – che va nella direzione delle richieste di Pd, M5S e Avs, che però continuano a invocare il passo indietro di tutti e quattro i componenti. Mentre il centrodestra rispedisce la palla al mittente, ritenendo il collegio (e soprattutto il suo presidente) espressione del centrosinistra perché eletto nel 2020, all’epoca del governo giallo-rosso. Di fatto, un organo che il Parlamento non può sfiduciare, destinato a rimanere in carica per 7 anni. Salvo dimissioni di tutti i componenti, finora però escluse. Con Stanzione che al Tg1 ha parlato delle spese come di «atti autorizzati», dicendosi certo di poter dimostrare «la nostra estraneità agli addebiti».
Le accuse
Intanto va avanti il lavoro degli inquirenti sui documenti e i supporti informatici sequestrati dopo la perquisizione negli uffici del Garante scattata nei giorni scorsi. Oltre al profilo delle spese, lievitate secondo le accuse da 20 a 400mila euro all’anno, si indaga sui presunti conflitti di interesse. Come quelli che avrebbero portato l’Authority a ridurre la sanzione inizialmente comminata a Meta, e i membri del collegio a godere di tessere “Volare” di Ita Airways dal valore di 6mila euro. Non è escluso, infine, che anche la Corte dei Conti possa puntare i propri riflettori sul Garante per l’ipotesi di danno erariale.
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