29.10.2026
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Politics

Giustizia, Nordio ora frena: «Abbassiamo tutti i toni»


Non si pente. Je ne regrette rien, come cantava Edith Piaf. Nei fatti però frena. «Forse abbiamo alzato tutti i toni in questo periodo, da ora in poi cerchiamo di abbassarli». Carlo Nordio a Bologna dà il via al tour del «Sì» per il referendum sulla giustizia allungando un ramoscello d’ulivo. Agli avversari. E sotto sotto al Quirinale, nelle cui stanze ancora riecheggia il monito di Sergio Mattarella davanti al plenum del Csm.

Il Guardasigilli torna sullo scontro con il procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri e sull’organo di autogoverno dei giudici accusato di dinamiche «paramafiose». «Non sono pentito, perché non ho mai inasprito i toni: mi sono limitato a citare quel che hanno detto altri». Pausa. «Nel complesso delle polemiche, agitate da varie parti, abbiamo condiviso e ringraziato il Presidente Mattarella, perché col suo intervento siamo certi che i toni saranno ricondotti alla dialettica dei contenuti».

Anche con Gratteri, nell’occhio del ciclone per le durissime accuse mosse al fronte del «sì», Nordio sembra sotterrare l’ascia di guerra: «Mai stato in lite con lui, quando ci vediamo scambiamo baci e abbracci. Ha un modo un po’ fumino…».

Acqua che però non basta a spegnere il braciere dello scontro politico dentro e fuori il Parlamento. Con le opposizioni in pressing crescente. Picchia duro Elly Schlein da un evento elettorale a Perugia. Dice la segretaria del Pd: «Noi non vogliamo il modello Trump e il modello Orban, ci teniamo stretti la Costituzione nata dalla Resistenza, dove le culture diverse che hanno unito le forze per liberare il Paese da un regime fascista e dall’occupazione nazista hanno capito insieme che per evitare i disastri del passato». Poi monta la trincea intorno ai magistrati italiani: «La delegittimazione di un potere dello Stato mina la fiducia dei cittadini verso tutte le istituzioni».

Mentre Giuseppe Conte infila il dito nelle liti interne al centrodestra e gioca sulle parole della responsabile giustizia della Lega Simonetta Matone, che ha definito «improvvida» l’uscita di Nordio sul Csm: «Non è altro che la conferma che stanno provando a nascondere ai cittadini i veri obiettivi della riforma» attacca il presidente del Movimento Cinque Stelle. A sinistra sognano la spallata. E devono averlo capito al governo se da giorni monta il coro per chiarire che no, una sconfitta alle urne il 22 e il 23 marzo non chiuderà la legislatura. Lo ha detto per prima la premier Giorgia Meloni. Cantano lo stesso spartito i ministri e i dirigenti di Fratelli d’Italia.

La trincea del governo

Come Matteo Piantedosi che dal palco bolognese insieme a Nordio la mette così: «Il referendum è un voto di merito sulla riforma. I governi si valutano nelle sedi e nei tempi propri». Lancia il cuore oltre l’ostacolo il ministro dell’Interno: «Voterò sì alla riforma proprio in ottemperanza a quella che riteniamo la Costituzione più bella del mondo». Troncare e sopire. È l’ordine arrivato dai piani alti del governo all’indomani del Nordio-gate e del duro avviso ai naviganti del Quirinale a non attaccare il Csm. «Spoliticizzare», «entrare nel merito» (copyright Meloni) sono allora i nuovi mantra a destra per l’ultimo miglio della campagna elettorale. Lo mette in chiaro ancora una volta a Bologna, dove gioca in casa, il capogruppo di FdI alla Camera Galeazzo Bignami: «È importante che gli italiani comprendano che si vota sulla riforma della giustizia: il governo non c’entra nulla». Di sponda con il presidente dei senatori meloniani Lucio Malan: «Il referendum non cambia le sorti nel governo». Sarà. Ma intanto la battaglia si fa politica e il voto di fine marzo assume i contorni di un redde rationem. Né gli appelli trasversali ad abbassare i toni fanno grandi proseliti tra le forze politiche.

Lo scontro

Schlein martella il governo accusato di «voler mettere i giudici sotto il suo controllo». Accusa rispedita al mittente da Nordio: «È un trucco verbale. Non si può fare un processo alle intenzioni. Figurarsi se una persona come me che è stata per 40 anni magistrato vuole umiliare la magistratura». Saranno settimane sull’ottovolante. Con il ministero di via Arenula privato a tratti del Guardasigilli impegnato in tour lungo lo Stivale.

Il gran finale è previsto a Roma con un comizio conclusivo del centrodestra e ancora in queste ore non è stato deciso se sul palco salirà Meloni con i leader del centrodestra Salvini, Tajani e Lupi. Il rischio, di nuovo, è «policizzare» troppo. Lo avverte il ministro della Pa Paolo Zangrillo e prima fila di Forza Italia: «Credo che in questo momento dobbiamo concentrarci sul trasferire alle persone i concetti giusti per far capire il contenuto di una riforma essenziale per il Paese».


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