ROMA È un rimpallo a colpi di nomi e allusioni che va avanti nel corso delle annuali comunicazioni in Parlamento sullo stato dell’amministrazione della Giustizia. In cui a farla da padrone, ancora, è la riforma della separazione delle carriere. L’input parte da Carlo Nordio: «Deve essere chiaro che questa nostra iniziativa non è né contro la magistratura, né contro l’opposizione, né contro nessuno. Prova ne sia — chiosa il Guardasigilli — che vi sono stati moltissimi esponenti lontani dalla nostra posizione politica che si sono schierati per il sì al referendum». Il riferimento, spiega il ministro, è a Goffredo Bettini che «ha detto che sarebbe stato favorevole ma poiché questo è un voto politico che sarà pro o contro Meloni, lui voterà contro».
Ma l’elenco dei “citati” a destra è ben più lungo e attinge a pieni mani dall’universo di centrosinistra: più spesso il richiamo è alla “mozione Martina”, con cui l’allora segretario dem apriva alla separazione delle carriere; a seguire, allo stuolo di riformisti dem guidati dal costituzionalista Stefano Ceccanti, favorevoli alla riforma.
L’aula
Questa volta, però, sono proprio i dem a replicare l’esercizio di citazione: «Io capisco che è costretto a citare la mozione Martina, Ceccanti. Diversamente tra quelli che sono favorevoli dovrebbe citare Licio Gelli, Luca Palamara e Michele Nardi», ribatte la responsabile Giustizia dem, Debora Serracchiani, che rilancia: «Io capisco che continui a citare uomini di sinistra perché guardando dall’altra parte non conviene citare nessuno». Non sarà l’unico scambio tra i due. Più duro il secondo, sulla scia dell’inchiesta di Report, secondo la quale sui computer dei magistrati sarebbe installato un programma informatico chiamato ECM/SCCM in grado di spiare senza lasciare traccia. «Se è vero», dice la deputata, «la invitiamo a dimettersi». Un invito non gradito dal Guardasigilli: «Parole gravissime sulle quali rifletteremo e ne trarremo le conseguenze».
Fatta salva questa parentesi, le comunicazioni scivolano via lisce. Con l’approvazione della sola risoluzione della maggioranza. E con le opposizioni, ognuna con un testo diverso, nonostante il punto sulla riforma condiviso tra Avs, M5s e Pd. Giuseppe Conte e Elly Schlein non intervengono in Aula. E a dare del filo “da torcere” alla Camera ci pensa il leader di Più Europa, Riccardo Magi, che inizia a citare passaggi del libro scritto da Nordio insieme con Giuliano Pisapia: «Non molti anni fa ha scritto un libro garantista nel quale i «pacchetti Sicurezza» venivano definiti «pacchi» e, tra le altre cose, si sottolineava con forza la confusione tra sicurezza e giustizia, ammonendo rispetto all’eccessivo ricorso al codice penale». Una tesi che, dall’altro ramo del Parlamento, condivide pure Carlo Calenda: «Ministro, continuare a introdurre nuovi reati non ha alcun impatto».
La relazione
Quanto alla relazione, il ministro mette l’accento sui dati relativi ai suicidi, per cui si registra un’inversione del «trend»: «Quest’anno la percentuale di suicidi è diminuita del 10%». Poi il dato delle assunzioni: «Sono 3.586 nel 2025 grazie a investimenti di 120 milioni». A cui si sommano le seimila risorse «già stabilizzate a nostre spese».
Val.Pigl.
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