Quello che è successo nell’ultima settimana potrebbe essere semplicemente un segno di stanchezza e paura da parte degli investitori o la spia dell’inizio di una bolla che potrebbe portare a perdite più consistenti. In tre giorni Wall Street ha perso più di 1.000 miliardi di dollari (il Pil della Svizzera, per intenderci), spaventata da due segnali arrivati dall’intelligenza artificiale, che nel 2025 aveva guidato guadagni record per i mercati: da una parte Anthropic ha annunciato il nuovo modello Opus 4.6, che ha mandato in crisi il settore dei software visto che promette di trasformazione i processi e di farli guidare dall’IA.
Dall’altra i conti di colossi come Amazon e Alphabet, pur battendo in parte le tempi del mercato, hanno spaventato i trader a causa dell’aumento delle spese previste per il 2026, che ridurranno il cash flow e i profitti e non è detto che diano i ritorni promessi.
Il trend
La stessa storia che si racconta da tempo anche se questa volta al crollo delle tecnologiche si sono uniti due altri elementi: Bitcoin è sceso fino a 61.000 dollari, una soglia psicologica molto importante, visto che diversi analisti prevedono un’ulteriore discesa: da ottobre ha perso più del 50%.
Il Dow Jones e il Russell 2000 invece hanno ripreso forza, aiutando il mercato al recupero di venerdì. C’è da dire che il Dow, che nell’ultimo giorno delle contrattazioni ha superato i 50.000 punti per la prima volta nella storia, è stato trainato sia da un recupero di alcuni colossi dell’IA, tra cui Nvidia, ma anche dalla «old economy», da settori come quello energetico, quello industriale e quello finanziario.
«Siamo davanti a una grande ricalibrazione», ha detto in una nota Gabriel Shahin di Falcon Wealth Planning. «Siamo nella corsa all’oro dell’IA», ha aggiunto, sostenendo che tutto questo movimento di miliardi spesso spaventi i mercati e spinga a forti svendite come quello avvenuto in settimana.
Le incognite
Insieme alla vecchia economia i rialzi di Wall Street sono stati guidati dalle piccole azioni quotate sul Russell 2000, che ha chiuso venerdì con un rialzo del 3,6%.
Un discorso a parte va fatto su Bitcoin e sulle cripto più in generale che da ottobre stanno continuando a crollare. La discesa è dovuta all’incertezza sulle politiche della Federal Reserve e al timore che possa seguire politiche più conservatrici e vicine alle posizioni dei falchi.
E ancora le incertezze del settore dei metalli, che dopo guadagni senza precedenti dell’oro e dell’argento, hanno subito un forte ribasso. L’intero settore ha perso quasi 2.000 miliardi di capitale di mercato dai picchi dell’autunno, con Bitcoin che è passato da 126.000 dollari a meno di 70.000 dollari.
Ovviamente questa rotazione dall’IA alle aziende più tradizionali porta con sé nuove tensioni: il rialzo delle aziende energetiche vicine ai combustibili fossili mostra come la nuova amministrazione stia riuscendo a fermare le politiche verdi volute da Joe Biden.
Ma la settimana si è chiusa con un recupero parziale anche delle tecnologiche, guidato da Nvidia, che pubblicherà i conti alla fine del mese chiudendo la stagione delle trimestrali, e da Microsoft: entrambe sono tornate a salire dopo giorni di perdite.
E Jeremy Siegel, professore di economia alla University of Pennsylvania, in un’intervista a Cnbc ha detto che è convinto che non ci saranno problemi: «Questa è una delle più grandi rivoluzioni tecnologiche mai vissute. Cambierà il mondo in molti modi che oggi non possiamo prevedere».
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