29.10.2026
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Sports

«Gasperini se vince scappa via, Malen mi ricorda Vialli. Il problema non è il Var ma chi lo usa»


Ci sono partite che hanno un sapore speciale e mettono in palio una posta più alta del solito. Roma-Juventus, in programma domenica 1 marzo all’Olimpico, è una di quelle sfide che richiama grandi storie del passato ma che nel presente può valere un posto in Champions League. Non sarà forse una sentenza definitiva, ma sarà una partita estremamente importante nella corsa all’Europa dei grandi, con la squadra di Gasperini momentaneamente a +4 sugli uomini di Spalletti che torna all’Olimpico da avversario dopo un passato romanista tra luci splendenti e qualche ombra. 

Per avvicinarci a questo grande appuntamento, abbiamo sentito il racconto di uno che da calciatore ha vestito entrambe le maglie. Si tratta dell’ex centrocampista polacco Zbigniew Boniek che ha parlato a Il Messaggero, soffermandosi sul momento delle due squadre e ricordando i vecchi Roma-Juve del passato. Con una parentesi anche su alcune individualità e sulle numerose polemiche arbitrali degli ultimi tempi. Di seguito l’intervista completa all’ex calciatore di Roma e Juve.

L’intervista a Boniek, verso Roma-Juve

Guarderà Roma-Juve? Che partita si aspetta?
«Chiaramente andrò a vedere la partita, sarò allo stadio come quasi sempre. Questa partita vale tre punti come con la Cremonese, poi è chiaro che si può parlare della storia di questa partita e ha un sapore particolare, sicuramente un pò diverso dalle altre».

Quanto può influire l’impegno della Juve in Champions?
«Non vedo nessun collegamento perché sono giocatori forti e preparati a giocare ogni tre giorni. Non è detto che chi non gioca per una settimana stia meglio fisicamente rispetto a chi gioca ogni tre giorni. Quando vinci non sei mai stanco, il problema è quando perdi. Io sono stato calciatore e giocare il mercoledì e la domenica non mi creava mai problemi».

Il doppio impegno è difficile da portare avanti per le squadre italiane?
«Non capisco questa teoria secondo cui non si può gestire il doppio impegno ma bisogna scegliere. Le rose sono fatte da 25-30 calciatori, una squadra importante deve provare ad arrivare in fondo a tutto. Per quale motivo bisogna rinunciare a qualcosa? Le grandi d’Europa vanno forte su tutti i fronti e in tutte le competizioni». 

Questo scontro diretto è già decisivo per la Champions?
«Decisivo forse no ma sicuramente ha molta importanza.

Se dovesse vincere la Roma andrebbe a +7 sulla Juve e chiaramente diventerebbe difficile per la squadra di Spalletti poter recuperare. La partita ha un significato molto importante da questo punto di vista».

Scudetto e lotta Champions
«Per me la lotta scudetto è già chiusa. La lotta Champions ovviamente è a quattro con Milan, Napoli, Roma e Juventus. Una di queste non andrà in Coppa dei Campioni. Potrebbero inserirsi Atalanta e Como ma è più difficile, la Juve se dovesse perdere contro la Roma dovrà stare molto attenta». 

Quale è il suo ricordo da calciatore di Roma-Juve?
«All’epoca erano due squadre più forti, io mi sono divertito un sacco sia con la Roma che con la Juventus. Chiaramente la Juve è stata anche la squadra più forte al mondo, quando sono arrivato a Roma c’era una squadra forte e ambiziosa che avrebbe potuto vincere molto di più. Ricordo un bellissimo gol di Platini su punizione all’Olimpico, un gol in rovesciata di Pruzzo a Torino. All’epoca non avrei pensato di come raccontare questa partita tra 20-30 anni ma posso dire che era una sfida molto sentita».

Si aspettava questo rendimento della Roma con Gasperini?
«Non mi aspettavo una Roma così efficace e organizzata. La mano di Gasperini si vede soprattutto nell’impostazione tattica: come difende la porta, come si muove, come pressa. La squadra ha fatto dei progressi incredibili e questo è merito dell’allenatore. In fase offensiva conta anche molto l’invenzione e la giocata individuale. Gasperini sa gestire la squadra e lo spogliatoio e sa anche inserire i giocatori, è veramente bravo. Anche Ranieri aveva fatto grandi cose ma Gasperini ha fatto un lavoro completo, sia tattico che mentale». 

Malen è l’attaccante giusto per la Roma del futuro?
«Io ho amici all’Aston Villa che lo ha dato via senza grandi rimpianti. In Italia invece sta facendo molto bene, è veloce e somiglia un pò a Gianluca Vialli, anche per la sua fisicità. Riesce sempre a girarsi verso la porta ed è molto bravo. Si è inserito bene, vede la porta e ha buona tecnica e se rimane porterà dei vantaggi alla Roma. Ma attenzione perché anche Dovbyk ha fatto bene alla Roma in passato. L’attaccante ha bisogno di fiducia e di essere servito bene».

Quanto è alla portata l’Europa League per la Roma?
«L’Inter pensava di perdere contro il Bodo? Bisogna vivere partita per partita. E’ molto difficile fare previsioni, bisogna capire chi troverà al sorteggio, come starà la squadra in quel periodo. Vincere l’Europa League porta visibilità alla squadra, al brand e attira nuovi giocatori, oltre a garantirti un posto in Champions».

Quanto può essere ancora central Dybala in questa squadra?
«Non sono problemi miei e non entro in questo argomento. Sicuramente è il miglior giocatore che la Roma ha dal punto di vista tecnico, ma deve essere in forma per poter dare una mano. Dybala è un giocatore straordinario che ha sempre avuto problemi fisici e anche adesso è così. La questione contrattuale deve risolverla la società, non entro in merito». 

La crescita di Soulé l’ha stupita?
«Si, mi ha sorpreso. All’inizio mi sembrava che avesse più difficoltà, invece col tempo ha dimostrato di avere ottima tecnica e buon tiro. Deve ampliare il suo modo di giocare perché molti difensori lo hanno già letto. Lui ama partire laterale per rientrare sul sinistro e calciare a giro. Oltre ai gol deve pensare anche a fare qualche assist in più perché la tecnica non gli manca. Deve crescere ma è un ottimo giocatore e ha fatto enormi progressi».

Il Var è ancora utile? Quale è il problema principale nel sistema arbitrale?
«Non si può giocare più senza Var. Il Var non fa nessun danno, i danni lo fanno coloro che lo utilizzano. Lo strumento in sé è fenomenale perchè toglie tutti i gol irregolari, ma è uno strumento che va utilizzato bene, non è un poliziotto che va alla ricerca di un colpevole. Deve intervenire quando è strettamente necessario. In Europa viene usato quasi sempre bene, spesso gli episodi vengono valutati dall’arbitro in campo e il Var neanche interviene. Per me deve decidere l’arbitro, il Var era nato per aiutare il direttore di gara ad evitare errori clamorosi, ora è diventato tutt’altro».

Dal tempo effettivo alle punizioni per chi simula: cosa cambierebbe?
«Col tempo effettivo sarebbe un altro sport, potrebbe essere anche una novità positiva ma diventerebbe uno sport diverso. Le partite sarebbero differenti, non servirebbero più i raccattapalla, la gente non saprebbe quando finisce una partita. L’arbitro può applicare bene il regolamento ed evitare le perdite di tempo. Basta dare un recupero più lungo, anche di 10 minuti se serve. Bisogna anche punire chi simula, ai miei tempi mai nessuno si buttava per terra e stava giù 2 minuti. Oggi succede questo, poi il medico arriva e il calciatore improvvisamente è di nuovo pronto a giocare. Io punirei i calciatori che simulano lasciandoli due minuti fuori, così dalla volta successiva nessuno ci proverà di nuovo. Forse dovrebbero allenarsi un pò con i giocatori di hockey sul ghiaccio o di rugby, così gli passa la voglia». 


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