La grande caccia per gli stoccaggi è già partita. Va sostituito il Gas naturale liquefatto che, almeno per il momento, non arriverà più dal Qatar per coprire i consumi di aprile e le riserve da mettere da parte per il prossimo inverno. Senza contare che potrebbero arrivare a 86, i miliardi di metri cubi mancanti all’appello nel mondo in caso di blocco prolungato dello stretto di Hormuz, secondo i calcoli di Oxford Economics. Non è poco se confrontato alla quantità di gas russo complessivo a cui ha dovuto fare a meno l’Europa dal 2022, dopo l’avvio della guerra in Ucraina (circa 150 miliardi).
IL GAP DA COLMARE
Quegli 86 miliardi di metri cubi (di cui 81 solo dal Qatar) rappresentano un buco soprattutto per l’Asia (tra Cina, Corea del Sud, India e Pakistan), nonostante Pechino giuri di avere oggi fatto riserve sufficienti. Ma si tratta di un buco anche per l’Europa che conta sul Qatar per il 10% delle sue importazioni di Gnl. Con l’Italia che dall’Emirato fa arrivare ogni anno tra l’11 e il 12% del suo fabbisogno annuale. Quel gas destinato soprattutto al rigassificatore di Piombino (6,4 miliardi di metri cubi di Edison e gli altri 1,5 miliardi attesi quest’anno per la prima volta dall’Eni) va sostituito se la Guerra nel Golfo dovesse durare, come sembra, più della manciata di giorni immaginata nelle prime ore.
I numeri sugli stoccaggi che deve aver snocciolato ieri l’ad di Snam Agostino Scornajenchi nel corso del vertice di emergenza di governo a cui ha partecipato anche l’ad dell’Eni, Claudio Descalzi, sono per la verità confortanti. Le riserve attuali vicine al 50% (47,4% per la precisione) rappresentano molto più della media europea (meno del 30%) e ben più del 20% della Germania, che ha in dote il più grande stoccaggio d’Europa. Non c’è il rischio per l’Italia di rimanere a secco senza il Gnl del Qatar. Ma il mercato del gas è sotto stress. Lo dice l’impennata dei prezzi, praticamente raddoppiati in soli due giorni fino a sfiorare i 60 euro per Megawattora. E non ci sono molti spazi per forniture sostitutive, dicono gli esperti. Gli impianti mondiali sono al massimo della loro capacità. Tanto che Asia ed Europa (Alitalia compresa) dovranno contendersi un po’ di Gnl americano, venduto al prezzo più alto, per mettere una toppa sul gar mancante. Considerando che anche l’impianto Golden Pass americano, destinato a spingere la produzione Usa quest’anno, come da piani di Trump, ci metterà tempo per andare a regime. Qualcosa di più, ma non più di tanto, potrebbe arrivare in Italia dall’Algeria, anche questa però al massimo della sua capacità di export.
A caccia del nuovo gas andranno anche gli altri paesi europei, in prima fila la Germania, che farà fatica a chiudere l’inverno anche con il ricorso al carbone (mentre la resa delle fonti rinnovabili per il consumo giornaliero dipendono dal tempo). Figuriamoci quanto sarà il salita la strada degli stoccaggi per Berlino, anche con tanto di incentivi, in una campagna acquisti che oltretutto si preannuncia anche a caro prezzo, se non scenderanno i prezzi. La Germania ha oggi a riserva soltanto 5,2 miliardi di metri cubi di gas, contro i 9,6 miliardi di metri cubi contati dall’Italia, compresa la riserva strategica.
IL PIANO
Di tutto questo, e della caccia grossa al Gnl già in corso, deve tenere conto anche la virtuosa Italia che inizia gli stoccaggi ad aprile. Il nostro Paese non ha nulla da temere nel breve periodo, si è detto nella riunione di governo di ieri. Ma deve fare un Piano di ,si. Non si arriverà agli stoccaggi «di Stato» promossi e pagati dal governo attraverso Snam e il Gse nel 2022 in piena emergenza energetica (i prezzi arrivarono a superare i 300 euro per Megawattora). Ma va ipotizzato un nuovo Piano di emergenza che scatti in caso di crisi prolungata nel Golfo. Va trovato il gas da sostituire a quello del Qatar. Ma per spingere gli operatori a prenotare gli stoccaggi vanno anche monitorati i prezzi. Se i prezzi sono troppo alti, fare scorte per il prossimo inverno potrebbe non essere conveniente per operatori di mercato. Ma anche questo dipenderà dai tempi delle manovre di Trump.
Nel frattempo la Commissio Europea si affretta a dire che «non c’è emergenza» e che «non manca il gas». Ma qualche mossa potrebbe arrivare anche da Bruxelles. In piena crisi aveva imposto l’obbligo di stoccaggi pieni al 90% entro il primo novembre, mettendo in cantiere anche gli stoccaggi comuni. Ora si vedrà. Chi di sicuro guadagnerà da tanta fame di Gnl sono i grandi esportatori. Gli americani, per primi. Ma anche i norvegesi e i russi, seppure sotto sanzione.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il punto sui temi di attualità, ogni lunedì
Iscriviti e ricevi le notizie via email
