08.01.2026
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Sports

Freccette e birra, Londra elegge il re. Littler da bamboccione a star mondiale


IL FENOMENO

L’aroma dell’alcol si impernia sulle volte della West Hall, ma non distrae chi deve fare centro, mentre la folla inebriante divora fish and chips e trangugia birra. Sembra di essere in un pub e invece si è nel mezzo dell’Alexandra Palace, l’edificio vittoriano che buca il verde nel nord di Londra, teatro stasera della prima finale iridata del 2026. I contendenti indossano normali pantaloni e maglie extra large, eppure sono professionisti nel lancio dei dardi, tanto che il più bravo sarà incoronato campione del mondo di freccette. Un’attività ludica, nata come passatempo nei pub tra un boccale e l’altro, diventata disciplina sportiva professionistica, con tanto di federazione internazionale e rassegna iridata. Un Mondiale a cadenza annuale, sempre nella capitale inglese, in uno dei luoghi simbolo della Londra sportiva, ribattezzato scherzosamente Ally Pally e pronto a cambiare veste in appena dieci giorni per ospitare il Masters di snooker, altra passione dei sudditi di sua Maestà.

Ma a differenze degli esperti del biliardo inglese, gli appassionati di freccette hanno trovato il messia capace di traghettare lo sport in una nuova dimensione. Si chiama Luke Littler e fino a due anni fa era un teenager obeso, che passava le giornate a scoccare frecce, navigare su internet e mangiare pizza, kebab e caramelle gommose.

L’ESPLOSIONE

A cavallo tra il 2023 e il 2024 si presentò al Mondiale ad appena 16 anni e giunse fino in finale per arrendersi al connazionale Luke Humphries (Cool Hand Luke). L’anno passato il salto di qualità, battendo nello scontro decisivo l’olandese Michael Van Gerwen (Mighty Mike) e conquistando lo scettro iridato diciotto giorni prima di diventare maggiorenne. «Se ce l’ho fatta io, possono farcela tutti», le sue prime parole. E infatti in appena dodici mesi l’universo delle freccette ha trovato la cassa di risonanza che cercava. A furia di comparire in trasmissioni tv e spot pubblicitari, “The Nuke” (ossia la bomba atomica) ha fatto proseliti, portando nuovo pubblico e munifici sponsor, soprattutto agenzie di scommesse. Tre gli effetti immediati: i partecipanti iridati sono saliti a 128 dai canonici 96 (si è visto anche il primo africano), il montepremi è giunto a 5 milioni di sterline, un quinto dei quali per il vincitore, dal prossimo anno ci si trasferirà nella Great Hall, capace di accogliere più di 5mila spettatori per sessione. Lo sport è ancora marcatamente inglese (un giocatore su tre) per ambire ai Giochi olimpici, ma il pubblico si internazionalizza e nasce pure il tifo avverso: i tedeschi hanno sonoramente fischiato Littler, il quale ha risposto qualificandosi per le semifinali (i finalisti sono stati eletti ieri sera) e promanando parole di fuoco: «Con la vostra presenza gli organizzatori incassano e il mio premio cresce». Tutta questione di business, impersonificata da un ragazzino dapprima bamboccione e ora star assoluta. Già più noto di Eric Bristow (The Crafty Cockney), Bobby George (King of Darts) e Alan Evans (The Arrow), i pionieri che gettarono le fondamenta di un palazzo, edificato poi da Phil Taylor (The Power) e Michael Smith (Bully Boy), e completato infine da Littler. L’uomo della porta accanto, così come gli altri interpreti sulla cresta dell’onda, gente che il Guardian ha definito fumatori, bevitori e mangiatori di fast food, ma che fanno impazzire le folle quando infilzano la freccia nel cerchio rosso dal diametro di 12 millimetri al centro del bersaglio, distante 237 centimetri dalla linea di tiro. Non esiste il silenzio nella bolgia di piatti, bicchieri e striscioni, neanche quando i lanciatori prendono la mira. Tutto nel chiasso, alla ricerca del gioco perfetto infilando i dardi negli anelli colorati, mentre il popolo sorseggia birra.

Mario Nicoliello

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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