28.10.2026
12 Street, Rome City, Italy
Politics

«Fornisca i nomi di chi finanzia comitato del No»


ROMA Caro Anm ti scrivo. Porta la firma del capo di Gabinetto di via Arenula, Giusi Bartolozzi, la missiva spedita a Cesare Parodi, presidente dell’Anm. Oggetto: un «potenziale conflitto tra magistrati in servizio iscritti all’Anm e privati sostenitori che finirebbero per praticare una forma di finanziamento indiretto dell’Anm».

Il documento

Tutto parte dall’interrogazione presentata dal deputato di Forza Italia Enrico Costa, lo scorso 13 gennaio. Nell’atto di sindacato ispettivo l’azzurro riferiva che il segretario generale dell’Anm aveva dichiarato che il Comitato “Giusto dire No”, promosso dal sindacato delle toghe, aveva «raccolto contributi da migliaia di cittadini che hanno aderito liberamente con una donazione volontaria». Una circostanza che, secondo il forzista, avrebbe creato uno «stretto legame», «non solo politico», tra «magistrati in servizio iscritti all’Anm e privati sostenitori», i quali, secondo Costa, potrebbero finire «per praticare una forma di finanziamento indiretto all’Anm, in quanto finanziano il “suo” Comitato». Un’interrogazione a cui il ministro Nordio ha dato risposta proprio venerdì scorso assumendo un «potenziale conflitto tra magistrati in servizio iscritti all’Anm e privati sostenitori». Da qui la scelta di inoltrare la richiesta di maggiori chiarimenti all’Associazione, confidando nella «sua piena trasparenza».

«Soggetto autonomo»

Chiarimenti che non si sono fatti attendere: «Non sono nelle condizioni di rispondere in quanto il Comitato in questione è solo stato promosso dall’Anm, ma è soggetto, anche giuridico, assolutamente autonomo», spiega Parodi, che rimanda al sito del comitato (lì «è riportata in modo trasparente ogni cosa, compreso lo Statuto») e «ai suoi rappresentanti» per informazioni più puntali. A impedire una risposta più dettagliata, c’è, secondo il magistrato, anche un altro aspetto tutt’altro che formale: «Annoto solo che la richiesta di rendere pubblici dati di privati cittadini, ritengo sia contraria alla salvaguardia della loro privacy». Inserita nel mezzo, una stoccata diretta tanto al ministro che a Costa: «Per scrivere queste righe io stesso sono tornato sul sito, e posso consigliarle dunque di informarne anche il parlamentare interrogante, che ha pensato di disturbarla per una questione che poteva invero rivedere da solo navigando».

Nello scambio epistolare si inserisce a gamba tesa il Pd. Che, per bocca della responsabile Giustizia, Debora Serracchiani, parla di un «segnale che sa tanto di liste di proscrizione». E che «tradisce il nervosismo che si respira nei palazzi del governo». Il risultato? Per un’interrogazione — quella di Costa — a cui Nordio ha replicato, se ne affianca da ieri un’altra — presentata dai dem — a cui il Guardasigilli dovrà dare risposta. Specificando, nel dettaglio, sulla base di «quale presupposto» ritenga di poter sollecitare la pubblicazione di nominativi e se non ritenga che questa iniziativa costituisca «un’indebita pressione». In sostanza: «a che titolo è stata scritta la lettera?», si domandano i componenti della commissione Giustizia del Senato. Per i quali appare «giuridicamente forzata e politicamente allusiva» la ricostruzione secondo cui le donazioni al Comitato possano determinare un legame formale o economico tra donatori e Anm, «tale da incidere sull’imparzialità dei magistrati iscritti all’associazione».

Nodo carriere

A questo si sommano gli strascichi delle ultime polemiche. Come quella innescata da Nordio, accostando le correnti del Csm a un sistema «para-mafioso»: «Ho ripreso le dichiarazioni di Antonino Di Matteo», dice il Guardasigilli al Corriere. Tirato in ballo, Di Matteo replica esprimendo la sua contrarietà alla riforma: «A coloro i quali, in queste ore, cercano di strumentalizzare il mio pensiero, voglio precisare», sottolinea il magistrato, «che oggi ho le mani ancora più libere nel denunciare che questa riforma costituzionale invece di risolvere il problema, finisce per aggravarlo, accentuando il rischio di un, sempre più stringente, controllo politico sul Csm e sull’intera magistratura».

Fuori dal turbinìo di accuse incrociate, nel quale — nei giorni scorsi — è caduto anche il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri — sceglie di porsi l’ex magistrato di Mani Pulite, Antonio Di Pietro, oggi testimonial del sì: «È uno scandalo — dice contattato da Lapresse — che da una parte e dall’altra si faccia ricorso a termini offensivi per sostenere il sì e il no».

Ad ogni giorno, è il caso di dirlo, il suo travaglio. Soprattutto in piena campagna referendaria.


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Leave feedback about this

  • Quality
  • Price
  • Service
[an error occurred while processing the directive]