29.10.2026
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Politics

Flessibilità, sì di Bruxelles. Sull’inflazione prudenza Ue, Giorgetti: molti Paesi con noi


Da Bruxelles nessuna obiezione all’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale dall’Italia per fronteggiare la crisi dell’energia. Ma un invito alla «prudenza» sulla richiesta di ulteriore flessibilità fiscale per tenere conto dell’inflazione sui piani di spesa concordati con l’Ue. «Non possiamo introdurre continuamente nuove flessibilità di bilancio», ha scandito ieri il commissario Ue all’Economia, Valdis Dombrovskis, richiamando la necessità di mantenere «prudenza fiscale» di fronte a uno scenario incerto e all’andamento del mercato obbligazionario. Una chiusura, tuttavia, che non appare definitiva. «Esamineremo più a fondo le richieste di Italia e Grecia», ha assicurato Dombrovskis al termine dell’Eurogruppo.

Dopo aver ricevuto «numerosi consensi» alla proposta dagli omologhi europei, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si è detto fiducioso che le ragioni italiane potranno, con gli opportuni approfondimenti e nelle adeguate forme, trovare la corretta interpretazione delle regole anche all’interno della clausola energia già approvata, ha sottolineato dopo la riunione. Sul tavolo dei ministri delle Finanze dell’Eurozona è rimasto divisivo il tema di come tenere conto dell’inflazione più elevata nella valutazione del rispetto delle regole di bilancio da parte delle capitali. «Stiamo cercando di capire come trovare il giusto equilibrio» tra la stabilità dei conti e la credibilità del quadro fiscale europeo, ha sintetizzato il presidente dell’Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis, non escludendo che la discussione possa arrivare sul tavolo dei leader Ue riuniti la prossima settimana al Vertice europeo in cui la crisi dei prezzi dell’energia dominerà l’agenda.

Dai Paesi Bassi alla Germania, a frenare sulla richiesta di nuova flessibilità avanzata da Roma e Atene sono soprattutto i «frugali» del nord Europa, mentre lo spagnolo Carlos Cuerpo si è detto aperto a valutare la flessibilità chiesta dall’Italia e dalla Grecia. Per Bruxelles, però, l’attuale quadro delle regole fiscali riformato a fine 2023 «già contiene elementi che aiutano e tengono conto dell’aumento dell’inflazione sulla traiettoria di crescita della spesa netta» dei governi, ha spiegato il commissario lettone. Di fronte a una crisi dei prezzi dell’energia che potrebbe protrarsi anche durante l’inverno, ad alzare l’allerta è stata anche la presidente della Bce, Christine Lagarde, mettendo in guardia i ministri dell’eurozona dall’aumento dei rendimenti sui titoli di Stato destinato a pesare sulla crescita e ad attenuare gli effetti inflazionistici dello shock energetico. Nonostante il rapido aumento dei prezzi dell’energia, la Bce esclude per ora segnali di una trasmissione delle pressioni inflazionistiche anche ad altri settori dell’economia.

È invece un via libera senza condizioni quello che da Bruxelles è arrivato sull’attivazione della clausola di deroga nazionale al Patto di stabilità per l’energia e la difesa. La richiesta di Roma «non mette a rischio la sostenibilità fiscale nel medio termine», ha spiegato un portavoce dell’Esecutivo a meno di un mese dalla richiesta di usare la deroga per investimenti fino a 35 miliardi di euro tra difesa ed energia fino al 2028, di cui circa 14 miliardi per le spese energetiche. L’ultima parola, formale, spetterà ora al Consiglio Ue che avrà un mese di tempo per dare il via libera definitivo, atteso alla riunione dell’Ecofin del 9 novembre. Solo allora la clausola potrà essere ufficialmente attivata, aggiungendo l’Italia alla lista di altri 18 Paesi che hanno chiesto di utilizzare le deroghe al Patto di stabilità per aumentare gli investimenti nella difesa, nell’ambito delle quali rientra anche la flessibilità per le spese energetiche. Finora, però, solo Italia e Grecia hanno deciso di utilizzare le flessibilità anche per le spese energetiche e non molti altri sembrano intenzionati a farlo.

Mentre crescono le incognite sulla successione di Lagarde alla guida della Bce, l’Eurogruppo ha aperto la corsa alla successione di Isabel Schnabel nel comitato esecutivo della Banca centrale europea, avviando le candidature fino al 28 ottobre. Il Consiglio Ecofin tornerà anche oggi ad affrontare l’impatto sui mercati della crisi energetica dovuta alla prolungata crisi dello Stretto di Hormuz. Se pure informalmente, i ministri delle Finanze dei Ventisette si confronteranno sull’idea di tassare a livello europeo gli extra-profitti delle compagnie petrolifere per far fronte alla crisi dei prezzi dell’energia, come richiesto nelle scorse settimane dall’Italia, Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna. Nonostante la reticenza finora espressa da Bruxelles, la presidenza irlandese dell’Ue ha definito «necessaria» la misura di tassazione a livello europeo. Riportando il tema anche oggi in agenda all’Ecofin.


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