Zero correzioni, zero modifiche, un unico obiettivo: chiudere in fretta. Il governo punta a evitare lo spettro dell’esercizio provvisorio che, senza l’approvazione della Camera entro 72 ore, scatterebbe dal primo gennaio. La legge di Bilancio arriva così all’ultima curva.
A Montecitorio sono presenti tutti gli elementi per garantire una seduta lineare, anche se convocata di domenica pomeriggio durante la pausa natalizia. Era già nota l’intenzione dell’esecutivo di porre la fiducia sul testo, decadendo così gli oltre 790 emendamenti delle opposizioni e accelerando i tempi parlamentari. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, scherza coi cronisti: «La Manovra? Ma no, oggi è il giorno di Brigitte Bardot: la mia generazione, come diceva Gaber, è quella che è cresciuta con lei…».
Ordini del giorno e rischio esercizio provvisorio
Ma il rischio di un incidente è dietro l’angolo. Opposizioni — M5S in testa — minacciano di mettere in difficoltà il governo fino all’ultimo, sfruttando i 239 ordini del giorno presentati dal centrosinistra. Ognuno può essere illustrato per circa 8 minuti in caso di parere contrario del governo, il che potrebbe prolungare il dibattito di ben trenta ore. Questo scenario spingerebbe la discussione sulla manovra nella zona più incerta: l’esercizio provvisorio, che in Italia non si verifica dal 1988.
Dal centrosinistra respingono le accuse di ostruzionismo: «È una prerogativa dei deputati, già privati della possibilità di incidere in alcun modo sul Bilancio e ridotti a passacarte», rivendicano. Rimane comunque l’intenzione di «mettere l’Aula a ferro e fuoco», pure solo metaforicamente, minacciando di far saltare il gentlemen’s agreement che prevedeva la fiducia in serata e il voto finale entro la mattinata del 31 dicembre, in tempo per il cenone.
Polemiche su Hannoun e clima incandescente
I lavori parlamentari si complicano ulteriormente per l’inchiesta di Genova su Mohammed Hannoun, architetto palestinese accusato di aver finanziato Hamas. Fratelli d’Italia punta il dito sui contatti avuti da Hannoun con esponenti di M5S, Avs e Pd — tra cui Fratoianni, Boldrini, Ascari. «Chi ha blandito quest’uomo dovrebbe scusarsi con gli italiani», attacca Sara Kelany di FdI, criticando «l’imbarazzante silenzio in cui si sono trincerate le sinistre».
Replica Bonelli (Avs): «Nulla di cui vergognarci, ci siamo battuti contro lo sterminio del popolo palestinese». Ricciardi (M5S) risponde: «Se si lucra sui palestinesi siamo i primi a condannare, vergognatevi voi che siete complici di un genocidio». Il clima è rovente e tutti chiedono una informativa al ministro dell’Interno Piantedosi e a Tajani agli Esteri. Quando Donzelli (FdI) chiede la parola, esplode la bagarre perché il regolamento prevede un solo intervento per gruppo.
Estratti dal dibattito e la «pistola» degli ordini del giorno
«Vogliono avere l’ultima parola», osservano dal Pd, convinti che la maggioranza «vuole sviare l’attenzione dai fallimenti sulla Manovra». L’Aula si infiamma ancora: la pentastellata D’Orsi sventola il regolamento, mentre Donzelli punge: «Capisco il nervosismo, visto che Hannoun andava in giro per tutta Europa con la collega Ascari». Grimaldi (Avs) avverte: «Nelle prossime due ore parleremo tutti sull’ordine dei lavori. Sa che cosa vuol dire? Che andrete in esercizio provvisorio».
Attimi di panico nella maggioranza: l’ostruzionismo è reale? In Transatlantico si susseguono i conciliaboli. Sembra che i 5S siano i più determinati, ma alla fine la discussione sulla Manovra parte, seppur in ritardo e in un clima segnato dalla tensione. Federico Fornaro (Pd) puntualizza: «A differenza di FdI, noi siamo persone responsabili». La priorità resta evitare il blocco, e a destra ironizzano: «Più che il Paese, stanno salvando il loro veglione del 31…». Un parere della commissione Affari costituzionali chiede per il futuro tempi «congrui» per esaminare la Manovra.
Il caos appare rientrato solo parzialmente: la minaccia degli ordini del giorno resta. Il clima è tesissimo, come segna l’intervento del dem Casu che ripropone un’accusa di Giorgia Meloni del 2019: «Non c’è democrazia parlamentare quando il Parlamento non può discutere la legge di bilancio». Ora a rilanciare queste parole contro il governo è il centrosinistra, insieme alla minaccia — non si sa quanto reale — di far saltare il banco all’ultimo minuto.
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