Contro la tendenza a utilizzare la politica monetaria e il sistema finanziario come strumento di lotta geopolitica, l’Europa riflette sulla necessità di rafforzare il ruolo internazionale dell’euro. La moneta unica ha compiuto 26 anni di vita con l’adesione della Bulgaria, ventunesimo stato dell’Unione europea ad abbandonare la propria divisa nazionale per entrare nell’Eurozona. E le turbolenze globali stanno spingendo anche la Svezia ad aprire una discussione sulla possibilità di adottare o non adottare la moneta unica. La ministra delle Finanze di Stoccolma, Elisabeth Svantesson, ha annunciato la volontà di istituire un comitato per valutare i pro e i contro dell’eventuale abbraccio dell’euro.
Il ruolo internazionale della valuta comunitaria è al centro di un documento sul tavolo del gruppo di lavoro dell’Eurogruppo, l’organo preparatorio delle riunioni dei ministri delle Finanze dei Paesi dell’area della moneta unica.
«Un ruolo più forte dell’euro -che si riflette in un suo maggiore uso all’estero e nella maggiore autonomia e nella resilienza del sistema finanziario della Ue- deve essere un punto fondamentale della più ampia strategia di riduzione del rischio», si legge nel documento, «Uno status più forte dell’euro a livello globale potrà contribuire alla stabilità finanziaria e a consolidare ed espandere le relazioni finanziarie e commerciali della Ue».
I PASSI
Per raggiungere lo scopo gli sherpa delle capitali europee hanno messo a punto una serie di idee e interventi che dovrebbero costruire la strategia di Bruxelles per permettere alla moneta unica di pesare di più sulla scena internazionale. Proposito condiviso anche da altri Paesi per le proprie divise. Nei giorni scorsi è stata Pechino a ribadire, per bocca dei suoi massimi esponenti, di lavorare affinché lo yuan possa diventare una valuta di riserva e fare così concorrenza al dollaro. La strategia Ue passa per alcuni capisaldi. Uno è ridurre la frammentazione dei sistemi di tutela. Soluzione che dovrebbe puntare a integrare il Meccanismo europeo di stabilità, il fondo Salva-Stati, all’interno dell’ordinamento comunitario.
Un’altra priorità è l’attuazione quanto più rapida dell’Unione del risparmio e degli investimenti. In questo capitolo rientra anche la volontà di continuare con progetti finanziati utilizzando debito comune oltre alla nascita di un sistema autonomo dei pagamenti, creando una alternativa ai giganti statunitensi. In questa direzione va il lavoro sull’euro digitale il cui progetto pilota partirà nel 2027 e la cui piena adozione dovrebbe arrivare, secondo il calendario stilato dalle istituzioni euro.
L’EXPORT
Un terzo progetto da portare avanti riguarda la dimensione esterna della Ue, riducendo la dipendenza strategica da altri Paesi e favorendo l’emissione di bond sia sovrani sia delle aziende denominati in euro. Rientra in questa strategia anche il ruolo delle agenzie nazionali per la promozione dell’export.
Su queste basi i ministri saranno chiamati al confronto nelle prossime riunioni.
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