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Poco dopo le 12 di ieri, in una sala riunioni del Parlamento europeo a Bruxelles (intitolata opportunamente ad Alcide De Gasperi), l’euro digitale è diventato realtà, una realtà destinata a entrare nelle tasche virtuali di milioni di cittadini europei.
La commissione per gli Affari economici e monetari del Parlamento europeo — chiamata ECON — ha approvato con 43 voti favorevoli, 14 contrari e un astenuto — il proprio mandato negoziale sul regolamento per l’euro digitale. In linguaggio più semplice: i deputati europei hanno raggiunto una posizione comune, ampia e trasversale, che ora porteranno in Plenaria e poi al tavolo dei negoziati con il Consiglio Ue. Quello che era rimasto per anni un progetto discusso nelle stanze dei tecnici e sui giornali specializzati ha fatto oggi un passo decisivo.
Il regolamento in sé non obbliga la Bce a emettere la nuova valuta, ma predispone il quadro giuridico senza il quale nessuna emissione sarebbe possibile. La direzione è segnata. La Bce, dalla sua parte, ha sempre mantenuto la massima prudenza anche se Piero Cipollone — membro del Comitato esecutivo Bce e responsabile del dossier euro digitale — appariva nelle settimane scorse fiducioso che il Parlamento avrebbe sostenuto il progetto.
Prima di capire perché il voto di oggi è importante, vale la pena fermarsi un momento a spiegare di cosa si stia parlando, perché intorno all’euro digitale circolano ancora molte idee confuse. L’euro digitale non è una nuova valuta, né una criptovaluta, né uno strumento inventato per eliminare il contante. È, nella sostanza, una banconota in formato elettronico: semplicemente l’euro che già usiamo ogni giorno in una forma che può esistere dentro uno smartphone, viaggiare in rete e venire trasferito in un secondo da una persona all’altra.
Il contante non verrà abolito — il mandato approvato ieri lo ribadisce esplicitamente — ma affiancato da uno strumento nuovo, più moderno, pensato per chi vive in un mondo che si muove già quasi interamente in un ambiente digitale. I deputati europei hanno concordato che il sistema debba funzionare sia online che offline. Sui costi delle transazioni, il compromesso raggiunto stabilisce che gli esercenti non dovranno pagare commissioni superiori a quelle che già sopportano oggi.
Tra i sostenitori del testo c’è anche Pasquale Tridico, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo e relatore ombra del dossier, che ha definito il voto «una grande vittoria per cittadini e piccoli esercenti», sottolineando come l’euro digitale sia stato progettato per essere utilizzabile sia online sia offline, senza sostituire il contanti. Se il Parlamento europeo nella sua plenaria di luglio — dove si vota con tutti i 720 deputati, non solo con quelli della commissione economica — darà il via libera definitivo, si entrerà nella fase del cosiddetto trilogo, ossia la trattativa tra Parlamento, Consiglio e Commissione europea per trovare un testo condiviso. L’obiettivo è approvare il regolamento definitivo nel corso del 2026, il che aprirebbe la strada a una possibile prima emissione dell’euro digitale nel 2029.
In tanti hanno spinto con determinazione affinché la BCE avviasse formalmente la fase di esplorazione del progetto, e difenderne l’impostazione nei momenti in cui le resistenze — interne all’Eurosistema e nel mondo finanziario europeo — erano più forti.
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