Il mood nella sinistra italiana, più che giustificato, è l’euforia per il risultato americano. E la determinazione a riprodurlo qui da noi alle prossime Politiche. Però vanno calcolati cinque fattori.
PRIMO: MELONI
Meloni non è Trump. Ha garantito stabilità, nessun avventurismo e un buon senso democratico senza strappi che è l’opposto di quanto si è visto negli Usa.
SECONDO: IL CENTRO
Oltreoceano ha funzionato nei democratici il mix tra radicalismo e moderatismo. Qui, nel Campo Largo, manca ancora la sponda di centro.
TERZO: L’ECONOMIA
L’economia italiana non presenta certe drammaticità americane e forme di disperazione a cui Trump aveva promesso soluzione senza poi darla. In Italia, viceversa, molti indicatori economici – occupazione, export e si potrebbe continuare – dicono che la situazione è migliore che altrove. Dunque, non facilissimo scalzare il governo in carica. Ma i fronti di attacco ci sono: sanità, scuola, semplificazione burocratica, politiche giovanili.
QUARTO: LE PRIMARIE
La sinistra italiana guarda troppo a se stessa – l’ossessione delle primarie – mentre stenta per ora a trasmettere ai cittadini la propria idea di un’Italia diversa, più giusta e più innovativa. I democratici Usa questa proiezione esterna l’hanno saputa trasmettere bene.
QUINTO: I TEMI REALI
Il fronte anti-trumpiano ha avuto il merito di mettere l’orecchio a terra. I partiti del Campo Largo hanno tutte le possibilità di intercettare a loro volta i bisogni dei cittadini, gli interessi delle categorie, le aspettative dei territori. Basta mettersi all’opera. Volgendo lo sguardo oltre l’ombelico.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Commenti e retroscena del panorama politico
Iscriviti e ricevi le notizie via email
