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Patto tra Francia e Germania per rilanciare l’auto europea. Sì ai biocarburanti dopo il 2035


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BRUXELLES Più flessibilità sulle emissioni e criteri più rigidi per il «Made in Europe», estesi, a condizioni, anche a Regno Unito, Svizzera e Norvegia. Lo avevano anticipato nelle scorse ore le cancellerie di Parigi e Berlino e lo hanno formalizzato da Bruxelles il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, e il presidente francese, Emmanuel Macron. Lo storico «patto per l’automotive» siglato da Francia e Germania punta a «reindustrializzare» l’Unione europea e conferma la ripresa del motore franco-tedesco a sostegno del rilancio della competitività europea. L’ambizione del compromesso raggiunto ai margini del Vertice europeo è «garantire il futuro dell’industria automobilistica europea» stretta tra la concorrenza a basso prezzo dalla Cina e la rivoluzione green imposta dall’Ue al comparto.

Nella pratica, l’intesa dovrebbe anche sbloccare l’impasse tra i 27 Ue su due importanti pilastri della nuova strategia industriale Ue: la revisione delle norme sulle emissioni di auto e i criteri di «preferenza europea» per gli appalti previsti dall’Industrial Accelerator Act. Berlino puntava alla flessibilità sulle emissioni per le case automobilistiche e all’estensione dei requisiti di «Made in Europe» anche ai partner commerciali dell’Ue, come il Regno Unito. Parigi insisteva, invece, per limitare il regime degli appalti pubblici «Made in Europe» ai soli Stati Ue.

L’equilibrio raggiunto consente a Berlino di ottenere maggiore flessibilità sulla traiettoria di decarbonizzazione, mentre Parigi rafforza i criteri di preferenza europea. L’intesa conferma l’obiettivo europeo di ridurre del 90% le emissioni di CO2 delle nuove auto entro il 2035 rispetto ai livelli del 2021, ma aggiusta la traiettoria di elettrificazione, eliminando le compensazioni richieste ai produttori attraverso l’utilizzo di acciaio verde e alluminio. Nessun «arretramento sull’elettrificazione», assicurano entrambi i leader, definendolo un tentativo per rendere le norme più flessibili e aperte ai carburanti rinnovabili, inclusi carburanti sintetici e biocarburanti, e maggiormente ancorate al principio della «neutralità tecnologica», cara all’Italia.

Lo stop ai motori a combustione «è ormai un capitolo chiuso», ha sintetizzato Merz, riferendo di una sostanziale accoglienza sull’accordo «da parte dei nostri amici italiani». L’intesa spiana così la strada, di fatto, all’immissione sul mercato anche dopo il 2035 di veicoli con motore a combustione interna, a condizione che siano alimentati esclusivamente con carburanti a emissioni zero di CO2.

Sul fronte del «Made in Europe», come richiesto da Macron, l’intesa rafforza, invece, i criteri di preferenza europea: almeno il 70% dei componenti delle auto dovrebbe provenire dall’Europa, escluso l’assemblaggio. Per le batterie viene avviato un percorso per aumentare progressivamente il contenuto europeo, con un primo requisito del 10% dal 2028 e un rafforzamento graduale fino al 70%.

Il perimetro del «Made in Europe» resta quello dell’Ue a 27 ma con possibilità di estenderlo anche a Norvegia, Islanda, Svizzera e Regno Unito attraverso accordi specifici e a precise condizioni.

Per Parigi, a quanto si apprende, l’intesa sull’automotive rappresenta un primo passo anche per estendere il principio di «preferenza europea» anche ad altri settori dell’Industrial Accelerator Act, in fase di negoziato a Bruxelles. Soddisfatto l’eurodeputato di Forza Italia, Massimiliano Salini, del fatto che l’accordo franco-tedesco ricalchi «in toto» la sua relazione sull’automotive, che guiderà il confronto all’Eurocamera sulla revisione degli standard CO2 per i nuovi veicoli. La proposta — di cui Salini è relatore e che andrà al voto di commissione a inizio novembre — punta «a mantenere alte ambizioni dal punto di vista della decarbonizzazione, ma nel pieno rispetto del principio della neutralità tecnologica».


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