Robotica, spazio, alimentazione, economia circolare e intelligenza artificiale. Quattro passi nell’area del Gazometro Ostiense, a Roma, nei tre giorni di Maker Faire, sono sufficienti per toccare il futuro con mano e capire lo stato dell’arte nel settore innovazione. La kermesse, chiamata Maker Faire Rome The European Edition, è organizzata da InnovaCamera, l’azienda speciale della Camera di Commercio di Roma, ha chiuso ieri la sua 14esima edizione con un segno più.
I DATI
Un po’ di numeri: 55mila presenze in tre giorni (dal 23 al 25 ottobre), 9500 gli studenti presenti il primo giorno. Ancora una volta il Gazometro è stato un crocevia di innovatori grandi e piccoli, di scuole secondarie (26), università e centri di ricerca (27), che insieme hanno presentato i loro progetti negli oltre 400 stand. Ma anche aziende, startup, artigiani d’avanguardia e autodidatti. Sono i «makers», come li chiamano gli organizzatori, e sono al pari di un movimento culturale: sono coloro che plasmano il futuro prendendo le grandi tecnologie e trovando applicazioni concrete.
«I makers sono innovatori: persone appassionate di tecnologia che amano fare, costruire, che hanno delle passioni. Passioni che non sono necessariamente legate a un discorso economico», sostiene Massimo Banzi, inventore di Arduino e grande promotore della filosofia dei «makers». E molti di loro sono giovani.
Eccoli, infatti, i veri protagonisti della fiera da una parte e dall’altra della barricata. «Abbiamo un’immagine dei giovani come indifferenti al presente e al futuro. Maker Faire dimostra l’esatto contrario. Sono qui a presentare un’idea del futuro, un’applicazione pratica frutto della loro passione», commenta Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di Commercio di Roma. Questo è l’approccio che Tagliavanti definisce «italiano». «Statunitensi e cinesi inventano tecnologie e noi sappiamo che cosa farci. E lo sappiamo fare in tutti settori, anche nei settori social quindi non necessariamente legati alla logica del reddito. Perché ci riusciamo? Mettiamo sempre al centro l’essere umano, questo è il modo italiano di intendere l’innovazione: un approccio democratico».
LE PARTNERSHIP
E infatti — a ben pensarci — nello scacchiere dell’innovazione ci sono la Cina da un lato e gli Stati Uniti dall’altro. L’Italia? L’Europa? «Le nostre aziende innovative possono competere nel contesto internazionale. L’Europa ha bisogno di noi, dobbiamo lavorare con partnership strategiche e insieme dobbiamo recuperare ritardi che, come continente, abbiamo rispetto a Cina e Stati Uniti. Dobbiamo realizzare un modello (sociale, culturale, tecnologico e produttivo) alternativo a quello cinese e americano. Si può fare», ha spiegato al Messaggero il ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso durante la sua visita a Maker Faire, tra padiglioni sul nuovo artigianato (AvanCraft) e una partita di calcio tra robot della squadra romana Spqr della Sapienza.
LA SFIDA
Il primo Italian Open RoboCup Humaoid Soccer, forse la punta di diamante del programma di Maker Faire, ha visto sfidarsi in finale nel girone dei robot «large» (cioè quelli alti un metro e mezzo e protagonisti di molti video sui social) la squadra pechinese Mountains&Sea contro la padrona di casa Spqr, che purtroppo è uscita sconfitta per 2 a 1. «I nostri robot hanno fatto del loro meglio. Anche oggi ha vinto la ricerca», dice post-partita il ricercatore Vincenzo Suriani, capitano del team romano. In questa edizione, quindi, brilla la robotica in un mix vincente con l’intelligenza artificiale, che è sempre un tema scottante per aziende e lavoratori. Secondo un sondaggio Cna sulle piccole aziende, infatti, il 56,7 per cento delle intervistate non ha idea di cosa farsene dell’Ia. «L’intelligenza artificiale è uno strumento potentissimo. Può rilanciare l’economia o distruggerla. Non va né demonizzata né vista come qualcosa di messianico. Va governata», dice Tagliavanti.
Sul tema, Urso ha infine annunciato che nell’imminente manovra economica il governo ha «intenzione di realizzare un voucher per le piccole e medie imprese e le imprese artigianali, per fornirsi di intelligenza artificiale applicata ai loro processi produttivi». Ricapitolando: Maker Faire è ormai sinonimo di Gazometro Ostiense, che a sua volta è il simbolo di uno spazio ritrovato nella Capitale. Ciò fa di Roma un centro dell’innovazione? «Roma non è ancora il centro dell’innovazione ma può diventarlo. Deve solo mettere insieme cose che già ha», conclude Tagliavanti.
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